domenica, 13 gennaio 2008

Che il mio bell'appartamento in affitto avesse bisogno di qualche manutenzione, s'era capito da un pezzo. Ma se escludiamo la pioggia casalinga, il freddo polare e le pareti sottili, la casa, tutto sommato, è ok. Difficile da pulire, certo, ma il problema è sostanzialmente un altro.

Il palazzo è, diciamo, piuttosto "datato". E non è proprio ganzo, considerato che, camminando, sembra di essere lì lì per sprofondare da un momento all'altro: dico davvero! Il problema tecnico, mi è stato detto, è di poco conto: i 145 metri quadrati di parquet tendono semplicemente a "molleggiare". Ora, i primi minuti vivere con un terremoto perenne sotto i piedi è una figata. Dopo no!!! Diventa una gran rottura di cazzi.

Ci pensavo l'altro giorno, quando, prima di tornare nella nebbiosa Milàn (perché Milàn l'è semper Milàn...), ero a Brindisi. Avrete forse sentito al telegiornale di quel terremoto che ha avuto in Atene il suo epicentro, e che si è sentito anche nel Sudditalia. Dovete sapere che mia madre, gran donna, ha una paura fottuta dei terremoti. Terrore, più che paura.

Erano più o meno le 6 del mattino, e la casa era silenziosa, se si esclude il russare ritmato del cane. Ad un certo punto, LA SCOSSA. Dieci, forse venti secondi. Poi, la quiete dopo la tempesta.

Per tutti, ma non per noi.

Il tempo di redermi conto dell'accaduto, e di decidere di rigirarmi dall'altra parte per continuare a dormire beato, che mia madre apre la porta della camera da letto, capelli ricci arruffati e viso segnato dalle pieghe del cuscino, mani in aria ed espressione sconvolta: "ALZATEVIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!".  

FabulousFab: "Mamma, non è niente, è solo un terremoto!!!!"

Madre: "MUOVETEVIIIIIIIIIIIIIII. NON PRENDETE NIENTEEEEEEE. SCENDIAMO IN STRADAAAAAAAAAA".

Fratello 1: "Che è successo????????"

Madre (mentre Fratello 2 continua a far finta di dormire): "VELOCEEEEEEEEEEE!!!!!!. Non c'è tempo per spiegare!!! Scendi dal letto e catapultati in stradaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa"

Fratello 3 (rivolto a Fratello 1, mentre Madre, presa dal panico più assoluto, butta dal letto Fratello 2): "C'è il terremotooooooooo!" (In effetti, non era così lungo da spiegare!).

Il cane abbaia impaurito, mentre Madre, Fratelli 1, 2 e 3 corrono, gambe all'aria, giù in strada, percorrendo i tre piani di scale del condominio in 9 secondi e 34 centesimi (record mondiale stracciato). Indietro, decisamente indietro rimangono Padre, Gemella e Sottoscritto.

Rimaniamo giù, in pigiama, come 8 deficienti, per una buona mezzora, perchè Madre ha deciso di "ASPETTARE LA SECONDA SCOSSAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!". Gli unici esseri viventi nell'arco di cinque kilometri di raggio, apparte i piccioni, inseguiti da qualche gatto randagio insonne.

Ed è in questo momento che arriva Fratello 4, occhiaie e faccia assonnata, dopo una nottata di baldoria. Parcheggia la Punto e ci guarda, schierati in riga come la prima linea di un battaglione militare, davanti al portone illuminato. Non capisce.

Sto per spiegare l'accaduto quando Madre, abbandonando quel misto di terrore e sgomento che si era impadronito di lei, sorprende tutti i presenti: decide di intervenire, braccia sui fianchi e piede puntato per terra, guardando dritto negli occhi Fratello 4 con aria risentita: "Beh??????? A QUEST'ORA SI TORNA????".

Te possino!

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categoria:vacanze, storie di vita vissuta, famigghia
mercoledì, 08 agosto 2007

Ho dovuto! Ho dovuto prolungare le vacanze. Ero raffreddato, stanco e con la febbre. L'aria di città non mi aiutava per niente. E allora, cosa c'è di meglio di una 6 giorni in collina, tra i pini e gli ulivi secolari dell'AltoSalento all'ombra di un trullo per guarire e rimettersi in moto? Niente, dico io. Niente. Non me ne vogliate...

Mi sono ripreso, era quello che ci voleva: eddai, coma si fa ad ammalarsi ad Agosto???...a me è capitato, e non è la prima volta!!!....che sfigato!

Ho trascorso sei giorni a mangiare, prevalentemente....perchè è quello che faccio, ad Ostuni e Cisternino: mangio!...fino a tre giorni fa per scaldarmi dal vento polare che soffiava come non mai. E pensare che ero a 400 metri, mica sulla cima dell'Everest!....oggi invece, un caldo africano, il tipico Scirocco pugliese. Avevo tutta l'intenzione di tuffarmi in piscina, ora che il raffreddore era definitivamente alle porte, così come il gelo. L'avrei fatto, non fosse stato per il bue intero che avevo ingerito mezzora prima a pranzo!....ho già accennato alla mia abitudine a mangiare in collina?...

....allora, ecco la genialata: una bella partita a carte. Non quelle francesi, che odio: il classico mazzo di carte napoletano, avete presente? Il mazzo di carte che adoro. Nessuno voleva giocare. Ed ecco l'idea: sfidare il ragazzo più scarso ed incompetente in materia, uno che scambierebbe il trio Donna-Cavallo-Re con Lario-Mangano-Berlusconi. Uno, insomma, in grado di regalarmi una vittoria facile e scontata, pura e cristallina, netta e a mani basse: una pippa, un brocco: ME STESSO!!!. Sì, avrei sfidato me stesso. E avrei stravinto. Che ideona!!!!!.....

Ebbene, ho perso. Alla prima mano 3-0 secco. Settebello, Settanta e Carte contro il Nulla. Denari patti: almeno quello.

Non ho avuto il coraggio di continuare. Ma chiederò la rivincita. E vincerò dibbestia!!!! Prima o poi. In collina.....

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categoria:vacanze, estate
mercoledì, 18 luglio 2007

Quando il sole color porpora decide di incontrarsi con le onde del mare, lì, dove è ben visibile la linea d'orizzonte, il profumo del tramonto, quel pofumo, così riconoscibile e familliare, rievoca in me ricordi che credevo persi per sempre. Sono disteso pancia in giù sulla finissima sabbia bianca ormai fredda, mentre alcuni incauti ragazzini fanno di tutto per rattrappirsi la pelle in un bagno che va avanti da qualche ora. Guardo il mare sotto le foglie larghe della mia palma preferita, alla destra della rete di pallavolo che come ogni anno giganteggia in mezzo alla distesa di granuli candidi e quasi marmorei. Ho appena finito l'ultima partita della giornata, ho le mani gonfie e rosse, un dolore dritto per tutta la colonna vertebrale e una sete da paura. L'ho persa, l'ultima partita. Anche se giocavo con Roberta, la cugina volley-professionista. Ho sete ma decido ugualmente di rimanere qui, ancora un pò, a fissare le onde che rinculano sul bagnasciuga, dolcemente e ritmicamente. Quante cose sono successe in questi posti, in queste strade, in questo pezzetto di spiaggia. Chiudo gli occhi e mi rivedo, bambino, a cercare di giocare con i grandi a beach-volley, ad ascoltare i SudSoundSystem e a rimepire di monetine il judebox del bar a fianco. A rimanere in acqua fino alle 9 di sera e a seminare i genitori incazzati neri. A correre su e giù per il litorale e a tuffarsi dai pedalò dove non tocchi.  A nascondersi tra le alte dune e a rubare nei chioschetti. A gareggiare nuotando e a chiacchierare sotto il sole rovente delle 2 del pomeriggio, a fumare di nascosto e a baciare con la lingua la bella vacanziera di turno. Quante cose sono successe in questi posti. 22 estati uguali, ma sempre diverse. E' uno stupido paradosso, lo so, ma non lo so spiegare diversamente. E' una bella sensazione: e solo ora, ora che sono qui, fermo, a fissare lo Jonio che si distende davanti ai miei occhi, mi sento veramente a casa. Casa mia.  

Torno a fine mese.

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categoria:ricordi, vacanze, estate