domenica, 13 gennaio 2008

Che il mio bell'appartamento in affitto avesse bisogno di qualche manutenzione, s'era capito da un pezzo. Ma se escludiamo la pioggia casalinga, il freddo polare e le pareti sottili, la casa, tutto sommato, è ok. Difficile da pulire, certo, ma il problema è sostanzialmente un altro.

Il palazzo è, diciamo, piuttosto "datato". E non è proprio ganzo, considerato che, camminando, sembra di essere lì lì per sprofondare da un momento all'altro: dico davvero! Il problema tecnico, mi è stato detto, è di poco conto: i 145 metri quadrati di parquet tendono semplicemente a "molleggiare". Ora, i primi minuti vivere con un terremoto perenne sotto i piedi è una figata. Dopo no!!! Diventa una gran rottura di cazzi.

Ci pensavo l'altro giorno, quando, prima di tornare nella nebbiosa Milàn (perché Milàn l'è semper Milàn...), ero a Brindisi. Avrete forse sentito al telegiornale di quel terremoto che ha avuto in Atene il suo epicentro, e che si è sentito anche nel Sudditalia. Dovete sapere che mia madre, gran donna, ha una paura fottuta dei terremoti. Terrore, più che paura.

Erano più o meno le 6 del mattino, e la casa era silenziosa, se si esclude il russare ritmato del cane. Ad un certo punto, LA SCOSSA. Dieci, forse venti secondi. Poi, la quiete dopo la tempesta.

Per tutti, ma non per noi.

Il tempo di redermi conto dell'accaduto, e di decidere di rigirarmi dall'altra parte per continuare a dormire beato, che mia madre apre la porta della camera da letto, capelli ricci arruffati e viso segnato dalle pieghe del cuscino, mani in aria ed espressione sconvolta: "ALZATEVIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!".  

FabulousFab: "Mamma, non è niente, è solo un terremoto!!!!"

Madre: "MUOVETEVIIIIIIIIIIIIIII. NON PRENDETE NIENTEEEEEEE. SCENDIAMO IN STRADAAAAAAAAAA".

Fratello 1: "Che è successo????????"

Madre (mentre Fratello 2 continua a far finta di dormire): "VELOCEEEEEEEEEEE!!!!!!. Non c'è tempo per spiegare!!! Scendi dal letto e catapultati in stradaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa"

Fratello 3 (rivolto a Fratello 1, mentre Madre, presa dal panico più assoluto, butta dal letto Fratello 2): "C'è il terremotooooooooo!" (In effetti, non era così lungo da spiegare!).

Il cane abbaia impaurito, mentre Madre, Fratelli 1, 2 e 3 corrono, gambe all'aria, giù in strada, percorrendo i tre piani di scale del condominio in 9 secondi e 34 centesimi (record mondiale stracciato). Indietro, decisamente indietro rimangono Padre, Gemella e Sottoscritto.

Rimaniamo giù, in pigiama, come 8 deficienti, per una buona mezzora, perchè Madre ha deciso di "ASPETTARE LA SECONDA SCOSSAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!". Gli unici esseri viventi nell'arco di cinque kilometri di raggio, apparte i piccioni, inseguiti da qualche gatto randagio insonne.

Ed è in questo momento che arriva Fratello 4, occhiaie e faccia assonnata, dopo una nottata di baldoria. Parcheggia la Punto e ci guarda, schierati in riga come la prima linea di un battaglione militare, davanti al portone illuminato. Non capisce.

Sto per spiegare l'accaduto quando Madre, abbandonando quel misto di terrore e sgomento che si era impadronito di lei, sorprende tutti i presenti: decide di intervenire, braccia sui fianchi e piede puntato per terra, guardando dritto negli occhi Fratello 4 con aria risentita: "Beh??????? A QUEST'ORA SI TORNA????".

Te possino!

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categoria:vacanze, storie di vita vissuta, famigghia
venerdì, 26 ottobre 2007

Mio nonno è davvero uno avanti! E' gagliardo, divertente e al passo con i tempi. Ricordo che alle elementari veniva a prendermi all'uscita, e io ero tutto contento perchè potevo sfoggiarlo davanti ad amici e bidelle. Come un trofeo. E la maestra un pò rosicava perchè, non l'ha mai ammesso, ma un pò le piaceva, mio nonno. Ahhh sì! Un bambino si accorge di queste cose. Sempre. E non sbaglia mai.

E' uno juventino che dire sfegatato è dire poco. In campagna ha montato una bandiera bianconera sul tetto, e ogni mattina la saluta, solennemente. Che grande che è. Mio nonno ha la guida sportiva e la comicità innata del miglior cabarettista. Alto (e altezza è già mezza bellezza), gran fisico e viso da copertina. Un meridionale purosangue. Ha un telefonino di ultimissima generazione (il mio, al confronto, è un mattone da amarcord) e naviga per blog. Invia le email (ha ben DUE indirizzi di posta) e ha un contatto Messenger. Guarda SKY e ammicca al Digitale Terrestre. E' abbonato a magazine on-line e acquista su eBay. E' molto più avanti di me, se è per questo.

Trasferitomi a Milano ho notato che qui, invece, i vecchietti sono tristi. Al contrario di mio nonno, sono noiosi, negativi e anche un pò rompiballe. Il tutto, condito dal solito razzismo padano: Mi trovavo all'angolo di una strada parecchio trafficata, oggi pomeriggio. Fermo al semaforo, ascolto la chiacchierata di due nonnetti milanesi:

Brambilla 1: Ahhhh guarda, non ce la faccio più...tutti questi terroni, sono ovunque ormai...

Brambilla 2: Non lo dire a me...e poi sai cos'è? Son tutti 'gnurant!!!!...di un'ignoranza, guarda....spaventosa!!!

Brambilla 1: C'hai ragione!! Non sanno manco parlare l'italiano, figurati se sanno cos'è un computer, quelli lì!!

Brambilla 2: Seeeee, un computer??? E non ce li hanno mica, in Terronia, i computer...ma ti pare?

E giù risate di gusto.

Allora decido di intervenire. Ma siccome sono un ragazzo di classe, decido di giocare di fino. Mi avvicino ai due. Con accento forzatamente pugliese e contratto d'affitto nella mano destra:

FabulousFab: Scusate, sapete dove posso scannerizzare questo documento??

Brambilla 1&2: ...Scanne-cheee??????

Ecco. Appunto. Ma non finisce qui. Perchè la rivincita è un piatto che va consumato freddo: Stavo per inanellare contro di loro quella serie di parolacce e bestemmie che mi hanno reso famoso dal Manzanarre al Reno, quando, accanto a noi, un commerciante siciliano, sulla sessantina, prende la parola. Guardando i due nonnetti con superiorità, mi dice:

Se hai una chiavetta USB te lo faccio fare in negozio da me. Sennò, ti mando il file in allegato per email.

Tiè.

- Corso base di computer: 120 Euro. Con Mastercard.

- Scanner professionale per il tuo ufficio: 204 Euro. Con Mastercard.

- Vedere la faccia incredula dei due milanesotti dopo questa bella figura di merda: NON HA PREZZO.

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categoria:storie di vita vissuta
giovedì, 11 ottobre 2007

Lavorare agli Affari Internazionali è stancante. Devo ammetterlo. Quel salotto chiamato Ufficio, dimora incontestata della ciarla imperante e del chiacchiericcio ad ogni costo, è fucina di sudore e fatica, esaurimento, spossatezza e angoscia. Lo so, è difficile a credersi. Infondo, non sgobbo mica in miniera. Evvabbè. Ma credetemi, spiegare a uno studente greco che gli esami DEVE farli in italiano, nonostante l'ellenico ragazzuolo voglia convincersi del contrario, è arduo compito (soprattutto se sono le otto e trenta del dì). Quasi quasi rimpiango la mia vecchia mansione. (Che poi trattavasi del mestiere più antico del mondo) (cosa diavolo avete capito, o' sempliciotti bischeri che non siete altro): intendo dire il CAMERIERE!

Ai tempi vivevo in Inghilterra, e come amplissima parte degli studenti, per campare decentemente ero costretto a offrire il mio corpo e i miei servizi per riverire uomini di una ricchezza spropositatamente esagerata (ancora con questi doppi sensi?!!? E daje!...siamo mica ad Hollywood). Palcoscenico d'onore (e di fatica) era il quotatissimo Cheltenham Racecourse, più volgarmente detto "Ippodromo". Sì, lavoravo all'Ippodromo (e non mi fate la battuta: "allora ti sei dato all'ippica come ti avevo consigliato" perchè è inflazionata e passata di moda). Ebbene: servire ai tavoli questi ricconi dell'alta borghesia inglese non è mica compito semplice. Nonnò. Innanzitutto, pagano un biglietto da 300 sterline. E solo questo basta e avanza per permettere loro di esigere il miglior trattamento possibile. Ora, io questo regale trattamento avrei tanto voluto offrirglielo (e smettetela di far battute, come siete maliziosi!)...il problema è che proprio non ci sapevo fare!!!

Voglio dire, non era neanche colpa mia: non è mica una cazzata camminare a tempo di musica (no, dico: a tempo di musica!!) tra i tavoli con tre (ripeto, per chi non avesse letto bene: TRE!!!!!) piatti quadrangolari (sì, non tondi, ovali o sferoidali: QUADRANGOLARI), bollenti e terribilmente pesanti!!! E' normale poi che un cameriere a caso, con un non spiccatissimo senso dell'equilibrio e con problemi di debolezza dell'arto mancino faccia cadere i suddetti piatti lungo il tragitto che va dalle cucine al tavolo d'onore. E' normale che, sempre uno di quei camerieri a caso, nel poggiare un vassoio davanti alle fauci sbavanti di un insaziabile Galeazzi d'Oltremanica faccia ACCIDENTALMENTE ricadere la zuppa che teneva nella mano sinistra sul cappotto dell'obeso di turno. E' pienamente normale che l'ormai famoso cameriere a caso infilzi assolutamente PER SBAGLIO la moglie del Comandante Smith col coltello da tacchino. Ed è di certo normale che il cameriere (preso ad esempio) scivoli sull'assolo di violoncello quasi-sgozzando col cucchiaio da pudding il figliol prodigo della famiglia Seaman. E' normale. Checcazzo. Cosa pretendono da me??? (ehhhmmm, da QUEL cameriere imprecisato preso a caso)...

Che poi, neanche uno straccio di mancia m'hanno dato mai....Ancora mi chiedo il perché...INGRATI!

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categoria:ricordi, lavoro, storie di vita vissuta, sputtanamento, ricordi anglofoni
sabato, 29 settembre 2007

Non sono mai stato un grande sportivo. All'asilo ero sempre il più lento a finire la costruzione del condominio coi mattoncini Lego (che volete? Noi gente di città siamo pragmatici...i villoni sono solo spreco di spazio), perennemente l'ultimo ad "Un Due Tre Stella!" (che gioco crudele, mi squalificavano sempre ad un passo dalla vittoria), e il primo a perdere nel Gioco del Silenzio (mai fu vera gloria). Sì, ripensandoci ho proprio vissuto un'infanzia difficile. E, siccome i traumi in tenera età riaffiorano col passare degli anni, va da sè che io sia stato una schiappa anche durante l'adolescenza, e oltre...La corsa, poi, non era proprio il mio forte. Mio fratello mi batteva sempre, nonostante fosse asmatico e quindici mesi più piccolo di me. Figure di merda.

Però, posso dire di aver provato tantissimi sportssss. Il primo è stato il calcio, ovviamente. Ricordo ancora il primo giorno di allenamento. Tutti radunati in mezzo al campo, in cerchio attorno a quello che tutti chiamavano "Mister". Già non capivo il perchè di quel nome, ma soprattutto non mi capacitavo dell'assenza di palloni nel raggio di 90 metri. Infatti, passammo l'intero pomeriggio a correre come cani in calore, su e giù, avanti e indietro, a sinistra e a destra. Scatti, allunghi, corsetta, al trotto (uhhmmm no, quello è un altro sport). Di una palla manco l'ombra. Che fatica, il primo giorno di allenamento!!! Il primo e l'ultimo!

Capito che il calcio non era nelle mie corde, mi sono dato ad una disciplina, come dire, "più statica": la pallavolo. Ora, pare non sia considerata una grande prova di mascolinità fare volley. Me misero! Peccato però, perchè lì non si correva...Alla già avanzata età di 9 anni, ero l'unico in classe a non avere uno sport "mio". Non potevo rischiare di essere deriso da tutti i compagni. E soprattutto dalla mia coscienza.

I miei preoccupati genitori, che vedevano mio fratello regalargli tante soddisfazioni agonistiche, decisero di farmi provare con il nuoto. Uno sport nobile, elegante, signorile, puro. "Vedrai che fisico ti farai" mi dicevano tutti (me lo dicono anche adesso, a riprova del fatto che il fisicone non m'è mai uscito). E qui, udite udite, ero piuttosto bravo! Certo, l'odore del cloro mi dava allergia, ci mettevo tre ore prima di tuffarmi perchè avevo sempre freddo, mi venivano le labbra viola e tremavo come una foglia, ma durante le gare ero una tigre!! Ahhhhh sì. Alle provinciali di categoria arrivai primo. Alle regionali secondo. Ma ero contento. Avevo trovato il mio sport!!!!!!!!! E, da campione provinciale e vicecampione regionale, camminavo a testa alta. Tutti avevano paura di me!!! Ohhhh sì. La meritata rivincita. La riconquista della dignità perduta. La rivalsa inaspettata. La sete di vendetta finalmente appagata!!! Ecco, mi sarò adagiato forse un pò troppo sugli allori. Da quel secondo posto ho perso clamorosamente ogni gara. Perdevo anche nella vasca da bagno. Avevo ormai imboccato il viale del tramonto. A 10 anni. La fine di una carriera gloriosa. Breve, ma intensa.

Dopo due lustri di vita (e dopo aver testato anche Tiro con l'arco, pallanuoto, salto in lungo, pallamano...) decisi di ritirarmi dalla vita agonistica. Mi iscrissi a pianoforte, dove collezionai un successo dopo l'altro. Mi chiamavano "Il piccolo Mozart". Tiè. Ora però, a 22 anni suonati (per l'appunto), mi piace giocare a pallone, fare beach volley e nuotare in mare aperto. Mi piace assalire il bagnasciuga e correre veloce. Sì. Beh, veloce ma non troppo. Magari in Si bemolle.

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categoria:pensieri, ricordi, storie di vita vissuta, sputtanamento
venerdì, 28 settembre 2007

Quando uno crede di essersi messo alle spalle un periodaccio, ecco che la Dea Fortuna (che conosco a malapena) arriva quatta quatta per fare quello che più le piace e le diverte: bastonarti con vigore! No, perchè se c'è una cosa che ho imparato in questi giorni, è che non bisogna mai abbassare la guardia, neanche dopo due esami andati benone. Perchè la sfiga è dietro l'angolo. O sul tetto di casa. Ad aspettare. Guardinga.

Ieri sera sono andato a letto tardi, molto tardi. Stamattina avevo il mio bell'esame di Diritto UE, e ho studiato fino alle 2:40. Col solito mal di testa (il mio miglior nemico), mi addormento a fatica. Fuori piove. Anzi, diluvia. Sento le gocce di pioggia infrangersi rumorosamente contro il vetro della porta finestra, e fulmini abbaglianti squarciare l'oscurità delle nubi stracolme d'acqua. Odio gli acquazzoni, specie quando devo alzarmi presto.

Ero già nel mondo dei sogni, in compagnia di Mary Poppins e Pluto (cazzo ridete, non li scelgo mica i sogni che faccio!), quando un rumore anomalo mi catapulta nella realtà. Un tic tac strepitante, chiassoso. Tic tac tica tac tic tac. Sempre più forte. E più veloce. "Cazzo è???". Tic tac tic tac tic tac tic tac. Non capivo cosa fosse. Tic tac tic tac tic tac tic tac. Poi ho collegato: la presa della corrente sarà saltata a causa del temporale! Porca miseria! Cortocircuito. Ovvio, no? Sfiga maledetta!!! "E ora come faccio a staccare la spina senza carbonizzarmi?". Che situazione di merda. Erano le 3 e mezza del mattino.

Raccolgo le forze. Con un coraggio che non mi appartiene mi avvicino alla presa di corrente. E solo qui, solo in questo momento, nell'oscurità della stanza, a piedi nudi e col telefonino in mano per farmi luce, capisco. Comprendo la situazione. Afferro il problema. Una tragedia! Una catastrofe!

La prima cosa che mi passa per la testa è: Devo smettere di mangiare selvaggina arrosto alle 2 del mattino, perchè poi faccio sogni di merda. TROPPO REALISTICI!

Magari!

Non era un sogno, e rendermene conto fu più doloroso di quanto pensassi. Ebbene: il tic tac non era il rumore di un corto-circuito. No. Non stava per saltare nessuna presa di corrente.

Era acqua. Acqua piovana. Nell'angolo della mia stanza.

Una lacrima di sudore mi attraversa la fronte, aggrinzita da un sentimento misto panico-terrore. Il tempo di rendermene conto a pieno, che la situazione degenera pericolosamente. Le gocce che percorrevano l'angolo destro della mia camera non erano che un'avvisaglia. Un avvertimento. Un segnale prima della tempesta. Il presagio dell'inferno.

Nel giro di cinque minuti, le crepe che percorrono come uno scheletro l'intera lunghezza della camera da letto cedono, cominciando a rigettare pioggia in ogni dove!!!! Ero smarrito. Perso. Incredulo. Ipnotizzato. In una parola: rincoglionito! Incapace di pensare e muovermi. Pioveva dentro casa!!!!!!

Col batticuore, riesco, in un attimo di lucidità, a prendere dei secchi. Cinque, per l'esattezza. Inutile. Pioveva a dirotto, porca di quella zoccola della padrona di casa. Diluviava!!!!! Riesco a salvare il computer, alcuni libri, la domanda per la tesi firmata dal prof, la macchina fotografica. Il materasso soccombe, sotto i colpi freddi e decisi dello tsunami dei poveri. Cadono in battaglia anche vestiti e scarpe, borsa e televisione. L'iPod si salva in ritirata. Un massacro.

Grondante pioggia fatta in casa, decido di ritirarmi dalla battaglia anch'io. Sconfitto clamorosamente. Aspetto che finisca di piovere, sul divano del salotto.

Mezzora. Trenta minuti.

Poi, la quiete dopo la tempesta.

Ho prenotato il primo volo disponibile per Lourdes. E, per la cronaca, l'esame non l'ho passato.

Quando si dice "piove sempre sul bagnato"...

 

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categoria:storie di vita vissuta
venerdì, 21 settembre 2007

Che non dovesse essere una giornata splendida, me l'ero immaginato. Ieri notte non ho praticamente chiuso occhio, per studiare Economia dei Media. A letto alle 3:00. Sveglia alle 5:55. Ora, in momenti così teatralmente drammatici, uno si aspetta un minimo di aiuto dalla buona sorte. Ma la Dea Fortuna è bastarda, si sa. E io che c'avevo pure sperato. Che cazzaro.

Mi alzo che è ancora notte, di fatto. La strada, solitamente chiassosa e vivace, è muta. Silenziosa, completamente priva di suoni. Un silenzio assordante. A fatica accendo la luce, cercando di scacciare un fastidioso e decisamente seccante mal di testa. Mi stropiccio gli occhi e......AAAAAARGHHHH....il mio piede sinistro si frantuma letteralmente contro quello del letto. A spigolo vivo. Ma pensa te.....Se il buongiorno si vede dal mattino...

Mi guadagno la cucina, trattenendo con difficoltà urla di dolore strazianti. Una lacrima mi attraversa il viso ancora dormiente. E stanco. Smorfia di dolore. Me lo sarò fratturato, il piede mancino? Tra un dubbio e l'altro, apro il frigorifero, e qui: TRAGEDIA!!!! Sciagura, catastrofe. Una calamità: mi rendo conto di aver finito il latte!!! Cazzoooo!!! Niente brioches, né biscotti. Cazzooooooo!!!!! Poi, un flash: ECCO cosa dovevo fare ieri!!! andare al supermercato, porca di quella miseria!!!!

Calma Fabio. Va tutto bene. Prendi fiato, respira profondamente e rilassati. Decido di non alterarmi ulteriormente. Niente di meglio che una bella doccia calda a prima mattina. Ma-che-ve-lo-dico-a-fà???????? Dea Fortuna vuole che correnti nordiche gelate dovessero attraversare le tubature del mio cesso proprio in quell'istante. In quell'istante!!!! Mortacci loro.

Ammetto di aver soppresso a stento un incipiente (e credevo inesistente) istinto suicida. Dopo rottura della falange, non-colazione e doccia polare, mi metto seduto, davanti a quel libro. 1200 pagine. Cerco la dispensa che avevo lasciato per stamattina, quella fotocopiata e messa lì, in mezzo al mattonazzo. Ma non la trovo. Frugo nello zaino, sotto al letto (classico posto dove potrei trovare una dispensa di EcoMedia), nell'armadio...niente. Poi, l'ennesima rivelazione mentale: L'ho lasciata in Biblioteca! PORCA TROIA!!!!

Questo significa che mi sono alzato alle 5:55 (no, dico: alle CINQUE e CINQUANTACINQUE) per che cosa???? Per nulla!!!!!!!!!!!!!!!! Bravo, Fabio. Complimentoni!!! Tu sì che sei avanti!!

Intanto, il mal di testa si fa sempre più pressante. La vena pulsa. E pulsa. E pulsa.

Alle 8:20 esco da casa. Arrivo in metropolitana. Passo l'abbonamento sul lettore magnetico che legge il tesserino e....BOLLINO ROSSO!!! Ma vaffanculo!!!! Carta smagnetizzata!!! Faccio presente la cosa al controllore di turno, che, come al solito, coglie l'occasione al volo per sfoggiare tutte le sue manie represse di protagonismo e di potere. Undici minuti di discussione. Poi, finalmente, posso prendere la carrozza. Mi siedo. Che culo, penso! Per una volta trovo un posto libero. Attacco l'iPod e mi alieno. Finalmente!

Finalmente UN PARDIPALLE!!!!! szszzzzzzsssszzzzzzzzhhhhhhhh.....brusca accelerata del mezzo, imprevedibile. La gente perde l'equilibro, cerca di trattenersi e di appigliarsi dove capita. Scene di panico, l'accelerata non sembra essere in grado di fermarsi. Due ragazze urlano, bambini piangono disperati. Signore per terra, uno ammassato all'altro. Ci mancava un attentato...

Poi, una frenata imprevista. Di botto. Tutto in un secondo: il signorone grassoccio davanti a me perde l'equilibrio precario, voltato verso la mia direzione, si dirige pericolosamente verso la mia persona, a peso morto. Non faccio in tempo a rendermi conto della situazione, che......STUMPFFT...testa contro testa, all'altezza del sopracciglio.

Avverto un dolore lancinante proprio sopra l'occhio destro. "Ora svengo", penso. Porto istintivamente la mano sulla fronte, che subito si sporca di sangue. Ci mancava questa, porca di quella puttanazza!!!! Mi danno dei fazzoletti. Non sembra grave. Nel senso che non perdo molto sangue, ma il dolore c'è. Cazzo, c'è eccome!!!

Pian piano si placa. Arrivo a destinazione. Riepilogando, FabulousFab prima dell'esame di Economia dei Media è: con il piede sinistro semi-fratturato, digiuno, infreddolito, impreparato, col sopracciglio grondante sangue e con un bernoccolo nascente in fronte!!!!!

Faccio l'esame. Con non poco disagio.

Torno a casa. Entro in cucina e apro la credenza. Afferro un cartone pieno di medicinali, cerco e trovo un Moment. Per il mal di testa che ho da stamattina. Verso l'acqua nel bicchiere, appoggio la pastiglia sulla lingua e......"FERMOOOOO"!

Mi giro di scatto e vedo Antonella che, agitando le mani in aria, mi ordina di non ingerire il medicinale. La pasticca è già in gola. Tossisco nervosamente. Una tosse isterica. Quasi non respiro.....ahhhrffgg, aahhhrghgjdf.....troppo tardi. La ingoio. Ora circola liberamente nel mio organismo. "E' scaduto. Due giorni fa" mi dice. Ma....ma....

MA COME CAZZO SI FA?????????? Ci mancava pure questa, oggi. Eddaiiiiii....

Non posso morire!!!! NON POSSO!!!!!!

Non per altro, ma con la sfiga che mi ritrovo oggi, una volta trapassato potrei trovare i dorati cancelli del Paradiso SBARRATI. Sprangati. Tappati!!!!!

Suvvia!!!! Lo so: troverei il Paradiso inagibile! Barricato. Asserragliato.

Beccherei l'Eden chiuso per ferie!!!

postato da: FabulousFab alle ore 00:21 | Permalink | commenti (78)
categoria:storie di vita vissuta, esame