sabato, 20 ottobre 2007

Essere influenzati il sabato sera è una gran rottura di palle. Sdraiato sul divano, copertina di flanella e tazza di latte&miele, tutto il pomeriggio ho dovuto cimentarmi in un lavoro spossante, faticoso e a tratti disagevole. Costretto, perchè il mio corpicino infiacchito non poteva far altro. Obbligato, perchè il cielo là fuori ha deciso di dare il benvenuto all'autunno, finalmente. Forzato, perchè la tachipirina provoca sonnolenza (scemi, l'ho presa per via orale): ho passato l'intero post-pranzo e pre-cena a guardare la televisione!

Io adoro le serie TV. Non so cosa farei senza. Sono la mia droga quotidiana, il mio vizio incorregibile, la mia abitudine più radicata, un'attrazione a dir poco irresistibile per la mia mente debilitata. Lo scorso anno ho lavorato al Telefilm Festival. Ed ero in paradiso. Adoro Desperate Housewives. Idolatro Nip/Tuck. Mitizzo TheLword. Venero Heroes e Dirt. Amo alla follia Will and Grace, presto culto a Dharma and Grag, son cresciuto con LaTata, con Streghe, Friends, Dawson's Creek e Beverly Hills. Impazzisco per Six Feet Under e mi diverto con TheOC.

Ma NON guardo i medical drama. Non per un'antipatia verso i medici (beh, un pò sì...chi di noi non detesta i dentisti?) e neanche per insensibilità nei confronti dei malati (anche se tutti siamo cinici, chi più chi meno). No. Il mio è piuttosto un problema, come dire...strutturale: sono un tantino ipocondriaco.

Non sogghignate, perchè la cosa è seria. La malattia del malatoImmaginario è difficilissima da combattere. Basta leggere una qualsiasi sintomatologia che sei fottuto. Ricordo che all'età di 9 anni ero stato scelto per il ruolo da protagonista (quando si dice un baby-divo, modestamente) nella prestigiosa e popolarissima opera teatrale intitolata "è Natale", un musical innovativo e sfolgorante che ebbe un successo immediato: insomma, la recita di fine anno. Il lavoro sfiancante, le prove interminabili, le luci della ribalta e il gossip scatenato dal mio presunto feeling  con la co-protagonista fecero crescere in me un senso d'ansia da prestazione che sfociò velocemente in una tachicardia fulminante. Niente di che preoccuparsi, direbbe uno. Minchiate, rispondo io. Perchè, assuefatto alla visione di E.R., confuso dalle diagnosi di George Clooney e stordito dai bianchi camici delle infermiere che vedevo in Tv, credevo che fosse il primo sintomo di un tumore al cuore. A poco servirono le rassicurazioni dei dottori, sicuri del fatto che "il tumore al cuore non esiste, mio caro". Ma io sapevo che lo dicevano solo per calmarmi. E non abboccavo. Tzè!!!!

Dopo aver sconfitto quel cancro (sì, fu un miracolo...se volete potete pellegrinare verso casa mia a venerarmi - escluse ore pasti), giurai a me stesso che non avrei MAI PIU' prestato attenzione a quei beceri telefilm sanitari da clinica privata. E ho tenuto diligentemente fede al giuramento.

Fino a oggi pomeriggio.

Ho per sbaglio sostato su FOX mentre davano un certo Doctor House: un medico zoppo e senza camice, sarcastico e stranamente intelligente. Apparte che io l'attore (il bravissimo Hugh Laurie) me lo ricordo benissimo in Stuart Little, e vederlo dirigere in ospedale mi fa un pò senso (anche se, ammetto, potrebbe essere più sconvolgente vederlo nei panni nell'amorevole padre di famiglia e padrone di un topolino parlante per gli ammiratori di Dr House). Fatto sta che, nel giro di 20 minuti, mi son beccato uno ragazzotto sfigato a cui, in una puntata, è stato diagnosticato, nell'ordine: antrace, lebbra e malaria. CHECCAZZO.

Ora. Mi sono reso conto che mi è spuntata una voglia all'altezza del pettorale destro. Non l'avevo mai vista prima, e nel giro di due ore ho notato che si è ingigantita pericolosamente. Non vorrei esagerare o cadere nel catastrofismo più cupo, ma credo di aver contratto la peste bubbonica!!!! MALEDETTO HOUSE, MALETTOOOOOOOO.

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domenica, 14 ottobre 2007

Ok. Il primo passo è stato fatto: finalmente ho trovato il coraggio di dirlo ad alta voce. Me lo hanno consigliato alla terapia di gruppo delle vecchie comari anonime. E sapete una cosa? FUNZIONA!! Sìssì. Sto già meglio. Mi sento sollevato. Libero e felice...come una farfalla. No, perchè, diciamocelo: so di essere in buonissima compagnia. Ammettiamolo. AMMETTETELO!

Incrociare il fantastico mondo di Splinder, poi, è stato un suicidio. Perchè avere a disposizione una tale landa così vasta ed estesa di cazzi altrui è deleterio. Nocivo. Quasi pericoloso, per la mia salute mentale in primis. E per la mia cultura in secundis. Sì, anche per la mia erudizione, avete ben capito: da quando passo ore davanti allo schermo bloggistico (si dice così?), smetto di leggere. Ma scusa, cazzo fai su Splinder? direte voi, acute e sagaci menti, così avvedute e sveglie. Ebbene, è proprio questo il dramma: preferisco di gran lunga i grandiosi spunti di Vera agli scenari oscuri di Ken Follett, privilegio le mirabolanti storie di Amelia al misticismo di Dan Brown, prescelgo l'ameno catastrofismo di Romins all'universo descrittivo di McEwan, prediligo le astute osservazioni di Findarto alla poesia immortale di Coelho, antepongo i pensieri di Mirtilla a quelli di Daniel Pennac... E la lista è proprio lunga. Proprio assai. E diciamocelo, non va proprio bene. Ci vorrebbe una via di mezzo, direbbero le nonne. Che di spettegulèssss se ne intendono, eccome. Ma il mio bilancino personale è tutto piegato verso il magico universo dei puntoSplinderPuntoCom. Ed è una via di non ritorno. Sappiatelo.

Che poi, essere pettegoli è anche un'arte. Lo sono sempre stato, io. Membro onorario dal 1985. E scusate se è poco. Bisogna avere un background ampio e complesso. Una preparazione non indifferente e un desiderio di conoscere  più che accentuato. Il tutto, ammantato dal crisma della fredda indifferenza apparente, del distacco strategico. Della finta apatia. Una simulazione perfetta di menefreghismo e noncuranza: questo ci vuole. E non è mica facile. Tzè. Qualche direttiva di base?

Regola numero uno: fatevi amici anche i nemici! (potrebbero venire utili, d'altronde. Quelli che ti stanno sulle palle sono anche, di solito, quelli con le Ultimissime migliori. Chissà perché).

Regola numero due: Spargete la voce della vostra imperturbabilità. Devono tutti credere nella vostra impassibilità, la più estrema: Apparentemente niente vi tocca da vicino. Ve ne fregate dei fatti degli altri. Sì. Solo così si ottiene la fiducia dell'interlocutore. E, solo così, millantando apatia, sarete le prime persone alle quali verrà raccontato DI TUTTO.

Regola numero tre: Non diffondete le vostre conquiste scooppistiche a destra e a manca. Perderete credibilità. Solo amici fidati. No perditempo.

Sì. Spettegolare non è da tutti. Farlo bene è un'arte. Ma sto cercando di smettere. Ne devo uscire. Sì. Ma, nel frattempo, ditemi: che avete combinato di bello oggi? (non che a me interessi particolarmente, sia chiaro)...ma...così, per chiacchierare del più e del meno: vi è' successo qualcosa di particolare? Cosa? Cosa??? Cosaaaa???????????

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categoria:pensieri, sputtanamento
giovedì, 11 ottobre 2007

Lavorare agli Affari Internazionali è stancante. Devo ammetterlo. Quel salotto chiamato Ufficio, dimora incontestata della ciarla imperante e del chiacchiericcio ad ogni costo, è fucina di sudore e fatica, esaurimento, spossatezza e angoscia. Lo so, è difficile a credersi. Infondo, non sgobbo mica in miniera. Evvabbè. Ma credetemi, spiegare a uno studente greco che gli esami DEVE farli in italiano, nonostante l'ellenico ragazzuolo voglia convincersi del contrario, è arduo compito (soprattutto se sono le otto e trenta del dì). Quasi quasi rimpiango la mia vecchia mansione. (Che poi trattavasi del mestiere più antico del mondo) (cosa diavolo avete capito, o' sempliciotti bischeri che non siete altro): intendo dire il CAMERIERE!

Ai tempi vivevo in Inghilterra, e come amplissima parte degli studenti, per campare decentemente ero costretto a offrire il mio corpo e i miei servizi per riverire uomini di una ricchezza spropositatamente esagerata (ancora con questi doppi sensi?!!? E daje!...siamo mica ad Hollywood). Palcoscenico d'onore (e di fatica) era il quotatissimo Cheltenham Racecourse, più volgarmente detto "Ippodromo". Sì, lavoravo all'Ippodromo (e non mi fate la battuta: "allora ti sei dato all'ippica come ti avevo consigliato" perchè è inflazionata e passata di moda). Ebbene: servire ai tavoli questi ricconi dell'alta borghesia inglese non è mica compito semplice. Nonnò. Innanzitutto, pagano un biglietto da 300 sterline. E solo questo basta e avanza per permettere loro di esigere il miglior trattamento possibile. Ora, io questo regale trattamento avrei tanto voluto offrirglielo (e smettetela di far battute, come siete maliziosi!)...il problema è che proprio non ci sapevo fare!!!

Voglio dire, non era neanche colpa mia: non è mica una cazzata camminare a tempo di musica (no, dico: a tempo di musica!!) tra i tavoli con tre (ripeto, per chi non avesse letto bene: TRE!!!!!) piatti quadrangolari (sì, non tondi, ovali o sferoidali: QUADRANGOLARI), bollenti e terribilmente pesanti!!! E' normale poi che un cameriere a caso, con un non spiccatissimo senso dell'equilibrio e con problemi di debolezza dell'arto mancino faccia cadere i suddetti piatti lungo il tragitto che va dalle cucine al tavolo d'onore. E' normale che, sempre uno di quei camerieri a caso, nel poggiare un vassoio davanti alle fauci sbavanti di un insaziabile Galeazzi d'Oltremanica faccia ACCIDENTALMENTE ricadere la zuppa che teneva nella mano sinistra sul cappotto dell'obeso di turno. E' pienamente normale che l'ormai famoso cameriere a caso infilzi assolutamente PER SBAGLIO la moglie del Comandante Smith col coltello da tacchino. Ed è di certo normale che il cameriere (preso ad esempio) scivoli sull'assolo di violoncello quasi-sgozzando col cucchiaio da pudding il figliol prodigo della famiglia Seaman. E' normale. Checcazzo. Cosa pretendono da me??? (ehhhmmm, da QUEL cameriere imprecisato preso a caso)...

Che poi, neanche uno straccio di mancia m'hanno dato mai....Ancora mi chiedo il perché...INGRATI!

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sabato, 06 ottobre 2007

No. Io proprio non mantengo fede alla fama del ragazzo single che vive da solo. Che delusione, chessono! Perchè da quando Giovanni e Antonella sono emigrati verso altri lidi, e in attesa dei nuovi, sfavillanti (e soprattutto impavidi) coinquilini, sono l'unico essere vivente che popola l'appartamento al quarto piano di Piazza Morbegno numero 2 (ecco, ora sapete pure dove abito, quindi venitemi a trovare numerosi!). Di norma, e come luogo comune comanda, il suddetto giovanotto dovrebbe darsi alla pazza gioia: organizzare festini alla The O.C., accumulare piramidi di piatti luridi sul lavandino impataccato, cucinare con le stesse padelle unte su di un piano cottura lercio e insudiciato, irrorare le piastrelle circostanti la tazza del cesso di liquidi pisciali, dimenticare la presenza e l'uso della lavatrice, costellare il pavimento impolverato di mutande e calzini sporchi e, dulcis in fundo, disseminare lattine di birra vuote in ogni remoto cantone della casa. Il tutto innaffiato col sano, liberatorio e sempreverde rutto libero.

Di norma.

Perchè io, invece, mi sono fatto prendere dalla Sindrome di Bree Van De Kamp. E questo non va bene! E' sbagliatissimo! Vado in giro per casa con le orbite di fuori scrutando in controluce possibili tracce di polvere sul parquet appena lavato, ignoro la lavastoviglie per lavare ogni singolo piatto, bicchiere o padella RIGOROSAMENTE a mano (solo così il pulito è assicurato! me l'ha detto MastroLindo...), sistemo la credenza e dispongo barattoli e barattolini in minuzioso ordine di altezza, senza disdegnare un accostamento cromatico decisamente gradevole alla vista (perchè l'occhio vuole la sua parte). Cospargo l'appartamento di candele profumate (non sta bene l'odore di cucinato in soggiorno, diamine!), faccio due lavatrici al giorno (bianchi nei giorni pari, colorati nei giorni dispari. Guai ad invertire) e lavo addirittura i vetri delle porte finestre una volta a settimana.

Ma la cosa più inquietante è che, nonostante l'assenza assoluta di coinquilini nei paraggi, continuo a chiudermi a chiave ogni volta che vado in bagno!  

Ditemi: sono ancora normale oppure ho sniffato troppa Amuchina???

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categoria:pensieri, sputtanamento
sabato, 29 settembre 2007

Non sono mai stato un grande sportivo. All'asilo ero sempre il più lento a finire la costruzione del condominio coi mattoncini Lego (che volete? Noi gente di città siamo pragmatici...i villoni sono solo spreco di spazio), perennemente l'ultimo ad "Un Due Tre Stella!" (che gioco crudele, mi squalificavano sempre ad un passo dalla vittoria), e il primo a perdere nel Gioco del Silenzio (mai fu vera gloria). Sì, ripensandoci ho proprio vissuto un'infanzia difficile. E, siccome i traumi in tenera età riaffiorano col passare degli anni, va da sè che io sia stato una schiappa anche durante l'adolescenza, e oltre...La corsa, poi, non era proprio il mio forte. Mio fratello mi batteva sempre, nonostante fosse asmatico e quindici mesi più piccolo di me. Figure di merda.

Però, posso dire di aver provato tantissimi sportssss. Il primo è stato il calcio, ovviamente. Ricordo ancora il primo giorno di allenamento. Tutti radunati in mezzo al campo, in cerchio attorno a quello che tutti chiamavano "Mister". Già non capivo il perchè di quel nome, ma soprattutto non mi capacitavo dell'assenza di palloni nel raggio di 90 metri. Infatti, passammo l'intero pomeriggio a correre come cani in calore, su e giù, avanti e indietro, a sinistra e a destra. Scatti, allunghi, corsetta, al trotto (uhhmmm no, quello è un altro sport). Di una palla manco l'ombra. Che fatica, il primo giorno di allenamento!!! Il primo e l'ultimo!

Capito che il calcio non era nelle mie corde, mi sono dato ad una disciplina, come dire, "più statica": la pallavolo. Ora, pare non sia considerata una grande prova di mascolinità fare volley. Me misero! Peccato però, perchè lì non si correva...Alla già avanzata età di 9 anni, ero l'unico in classe a non avere uno sport "mio". Non potevo rischiare di essere deriso da tutti i compagni. E soprattutto dalla mia coscienza.

I miei preoccupati genitori, che vedevano mio fratello regalargli tante soddisfazioni agonistiche, decisero di farmi provare con il nuoto. Uno sport nobile, elegante, signorile, puro. "Vedrai che fisico ti farai" mi dicevano tutti (me lo dicono anche adesso, a riprova del fatto che il fisicone non m'è mai uscito). E qui, udite udite, ero piuttosto bravo! Certo, l'odore del cloro mi dava allergia, ci mettevo tre ore prima di tuffarmi perchè avevo sempre freddo, mi venivano le labbra viola e tremavo come una foglia, ma durante le gare ero una tigre!! Ahhhhh sì. Alle provinciali di categoria arrivai primo. Alle regionali secondo. Ma ero contento. Avevo trovato il mio sport!!!!!!!!! E, da campione provinciale e vicecampione regionale, camminavo a testa alta. Tutti avevano paura di me!!! Ohhhh sì. La meritata rivincita. La riconquista della dignità perduta. La rivalsa inaspettata. La sete di vendetta finalmente appagata!!! Ecco, mi sarò adagiato forse un pò troppo sugli allori. Da quel secondo posto ho perso clamorosamente ogni gara. Perdevo anche nella vasca da bagno. Avevo ormai imboccato il viale del tramonto. A 10 anni. La fine di una carriera gloriosa. Breve, ma intensa.

Dopo due lustri di vita (e dopo aver testato anche Tiro con l'arco, pallanuoto, salto in lungo, pallamano...) decisi di ritirarmi dalla vita agonistica. Mi iscrissi a pianoforte, dove collezionai un successo dopo l'altro. Mi chiamavano "Il piccolo Mozart". Tiè. Ora però, a 22 anni suonati (per l'appunto), mi piace giocare a pallone, fare beach volley e nuotare in mare aperto. Mi piace assalire il bagnasciuga e correre veloce. Sì. Beh, veloce ma non troppo. Magari in Si bemolle.

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categoria:pensieri, ricordi, storie di vita vissuta, sputtanamento
venerdì, 14 settembre 2007

...e io lo sapevo che prima o poi mi capitava una bella catena da inoltrare per poi ricevere bestemmie a gogò...che poi non minacci la sfiga eterna o la castità forzata a vita, non è un sollievo....Cmq, nella fattispecie, prendetevela con l'Amelia-che-ammalia, maestra di vita...

Il gioco è semplice: elencare 8-dico-8 curiosità sulla propria persona, in modo da sputtanarci definitivamente una volta per tutte!!!!!!!!!! Bello, ah????

E allora, beccatevi 'ste 8 cose che dovete assolutamente (ma anche no!) sapere sul FavolosoFabio. Tiè:

punto 1) FabulousFab, ai tempi dell'asilo, credeva di avere poteri magici. Non ne aveva la prova, e sperava, ogni volta che i genitori lo chiamavano, di ricevere la bella notizia: "Tua madre ed io dobbiamo dirti una cosa, è ora che tu sappia: SEI UN SUPEREROE!!!!!!". FabulousFab è ancora in attesa della lieta novella;

punto 2) la prima fidanzata di FabulousFab si chiamava Francesca, compagna di banco nella scuola materna, a 4 anni e mezzo. FabulousFab decise di fidanzarsi in casa con la sua bella, dopo aver appurato l'enorme disponibilità di caramelle della donzella, figlia di un ricco proprietario di un bar;

punto 3) FabulousFab ha una sorella gemella. I due credono di potersi leggere la mente. Non ci sono mai riusciti, apparte quella volta in cui il Favoloso, da piccolo, le ruppe un dente, e carpì frasi indicibili, imprecazioni, maledizioni e desideri di vendetta nella psiche della gemella. Il tutto venne confermato: "EbbeneSì Fabio, è quello che pensavo";

punto 4) FabulousFab ha la patente dal 2003. Dopo aver causato 3 incidenti in due mesi, coinvolgendo un motociclista albanese, un pensionato, un'avvocatessa e sua madre, ha deciso di appendere il volante al chiodo e di ritirarsi dalle corse. FabulousFab guida come una donna senza patente. Il che è tutto dire;

punto 5) FabulousFab fa finta di saper parlare Spagnolo: durante un colloquio rispose: "Sì, tieno amices", anzichè "tengo amigos". E' stato preso per il culo per settimane, perché, a quanto pare, anche i cani sanno che "amici" si dice "amigos". FabulousFab ora lavora all'Ufficio Affari Internazionali;

punto 6) FabulousFab dice di odiare la televisione generalista italiana. Ogni domenica è tra il pubblico di "Quelli che il calcio e...". Ad ammirare Simona Ventura.

punto 7) FabulousFab è convinto che, un giorno o l'altro, verrà convocato dall'Academy per ricevere un meritato Oscar alla carriera. Ha finto per anni di avere a cuore le sorti del Brindisi Calcio, ai tempi in cui faceva il radiocronista delle partite della squadra salentino-adriatica per una radio pugliese;

punto 8) FabulousFab ha la forza bruta e impetuosa di un criceto zoppo. Ha abbandonato la sua carriera da palestrato dopo un mese e venti giorni, dopo aver scaricato un manubrio da 50 kilogrammi da un lato solo, quasi uccidendo la ragazza che faceva gli addominali per terra.

punto 9-bonus) FabulousFab ha tanti altri segreti, che è ben lieto di non dover divulgare, causa fine del gioco!!!!

E ora, la parte più bella ed interessante: LE NOMINATION!!!!! 8 fortunatissimi lettori saranno chiamati a sputtanarsi come io ho appena fatto. Allegriaaaaaa:

Rullo di tamburi....

1- Solidea

2- Roberto

3- Findarto

4- Lostris

5- Tweety

6- Pagliaccetto

7- Vera

8- ZiaPetunia

BECCATEVE 'STA CATENA!!!!!

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