Essere influenzati il sabato sera è una gran rottura di palle. Sdraiato sul divano, copertina di flanella e tazza di latte&miele, tutto il pomeriggio ho dovuto cimentarmi in un lavoro spossante, faticoso e a tratti disagevole. Costretto, perchè il mio corpicino infiacchito non poteva far altro. Obbligato, perchè il cielo là fuori ha deciso di dare il benvenuto all'autunno, finalmente. Forzato, perchè la tachipirina provoca sonnolenza (scemi, l'ho presa per via orale): ho passato l'intero post-pranzo e pre-cena a guardare la televisione!
Io adoro le serie TV. Non so cosa farei senza. Sono la mia droga quotidiana, il mio vizio incorregibile, la mia abitudine più radicata, un'attrazione a dir poco irresistibile per la mia mente debilitata. Lo scorso anno ho lavorato al Telefilm Festival. Ed ero in paradiso. Adoro Desperate Housewives. Idolatro Nip/Tuck. Mitizzo TheLword. Venero Heroes e Dirt. Amo alla follia Will and Grace, presto culto a Dharma and Grag, son cresciuto con LaTata, con Streghe, Friends, Dawson's Creek e Beverly Hills. Impazzisco per Six Feet Under e mi diverto con TheOC.
Ma NON guardo i medical drama. Non per un'antipatia verso i medici (beh, un pò sì...chi di noi non detesta i dentisti?) e neanche per insensibilità nei confronti dei malati (anche se tutti siamo cinici, chi più chi meno). No. Il mio è piuttosto un problema, come dire...strutturale: sono un tantino ipocondriaco.
Non sogghignate, perchè la cosa è seria. La malattia del malatoImmaginario è difficilissima da combattere. Basta leggere una qualsiasi sintomatologia che sei fottuto. Ricordo che all'età di 9 anni ero stato scelto per il ruolo da protagonista (quando si dice un baby-divo, modestamente) nella prestigiosa e popolarissima opera teatrale intitolata "è Natale", un musical innovativo e sfolgorante che ebbe un successo immediato: insomma, la recita di fine anno. Il lavoro sfiancante, le prove interminabili, le luci della ribalta e il gossip scatenato dal mio presunto feeling con la co-protagonista fecero crescere in me un senso d'ansia da prestazione che sfociò velocemente in una tachicardia fulminante. Niente di che preoccuparsi, direbbe uno. Minchiate, rispondo io. Perchè, assuefatto alla visione di E.R., confuso dalle diagnosi di George Clooney e stordito dai bianchi camici delle infermiere che vedevo in Tv, credevo che fosse il primo sintomo di un tumore al cuore. A poco servirono le rassicurazioni dei dottori, sicuri del fatto che "il tumore al cuore non esiste, mio caro". Ma io sapevo che lo dicevano solo per calmarmi. E non abboccavo. Tzè!!!!
Dopo aver sconfitto quel cancro (sì, fu un miracolo...se volete potete pellegrinare verso casa mia a venerarmi - escluse ore pasti), giurai a me stesso che non avrei MAI PIU' prestato attenzione a quei beceri telefilm sanitari da clinica privata. E ho tenuto diligentemente fede al giuramento.
Fino a oggi pomeriggio.
Ho per sbaglio sostato su FOX mentre davano un certo Doctor House: un medico zoppo e senza camice, sarcastico e stranamente intelligente. Apparte che io l'attore (il bravissimo Hugh Laurie) me lo ricordo benissimo in Stuart Little, e vederlo dirigere in ospedale mi fa un pò senso (anche se, ammetto, potrebbe essere più sconvolgente vederlo nei panni nell'amorevole padre di famiglia e padrone di un topolino parlante per gli ammiratori di Dr House). Fatto sta che, nel giro di 20 minuti, mi son beccato uno ragazzotto sfigato a cui, in una puntata, è stato diagnosticato, nell'ordine: antrace, lebbra e malaria. CHECCAZZO.
Ora. Mi sono reso conto che mi è spuntata una voglia all'altezza del pettorale destro. Non l'avevo mai vista prima, e nel giro di due ore ho notato che si è ingigantita pericolosamente. Non vorrei esagerare o cadere nel catastrofismo più cupo, ma credo di aver contratto la peste bubbonica!!!! MALEDETTO HOUSE, MALETTOOOOOOOO.
categoria:pensieri, ricordi, sputtanamento













Che poi, essere pettegoli è anche un'arte. Lo sono sempre stato, io. Membro onorario dal 1985. E scusate se è poco. Bisogna avere un background ampio e complesso. Una preparazione non indifferente e un desiderio di conoscere più che accentuato. Il tutto, ammantato dal crisma della fredda indifferenza apparente, del distacco strategico. Della finta apatia. Una simulazione perfetta di menefreghismo e noncuranza: questo ci vuole. E non è mica facile. Tzè. Qualche direttiva di base?
Ai tempi vivevo in Inghilterra, e come amplissima parte degli studenti, per campare decentemente ero costretto a offrire il mio corpo e i miei servizi per riverire uomini di una ricchezza spropositatamente esagerata (ancora con questi doppi sensi?!!? E daje!...siamo mica ad Hollywood). Palcoscenico d'onore (e di fatica) era il quotatissimo Cheltenham Racecourse, più volgarmente detto "Ippodromo". Sì, lavoravo all'Ippodromo (e non mi fate la battuta: "allora ti sei dato all'ippica come ti avevo consigliato" perchè è inflazionata e passata di moda). Ebbene: servire ai tavoli questi ricconi dell'alta borghesia inglese non è mica compito semplice. Nonnò. Innanzitutto, pagano un biglietto da 300 sterline. E solo questo basta e avanza per permettere loro di esigere il miglior trattamento possibile. Ora, io questo regale trattamento avrei tanto voluto offrirglielo (e smettetela di far battute, come siete maliziosi!)...il problema è che proprio non ci sapevo fare!!!
No. Io proprio non mantengo fede alla fama del ragazzo single che vive da solo. Che delusione, chessono! Perchè da quando Giovanni e Antonella sono emigrati verso altri lidi, e in attesa dei nuovi, sfavillanti (e soprattutto impavidi) coinquilini, sono