mercoledì, 08 agosto 2007

Ho dovuto! Ho dovuto prolungare le vacanze. Ero raffreddato, stanco e con la febbre. L'aria di città non mi aiutava per niente. E allora, cosa c'è di meglio di una 6 giorni in collina, tra i pini e gli ulivi secolari dell'AltoSalento all'ombra di un trullo per guarire e rimettersi in moto? Niente, dico io. Niente. Non me ne vogliate...

Mi sono ripreso, era quello che ci voleva: eddai, coma si fa ad ammalarsi ad Agosto???...a me è capitato, e non è la prima volta!!!....che sfigato!

Ho trascorso sei giorni a mangiare, prevalentemente....perchè è quello che faccio, ad Ostuni e Cisternino: mangio!...fino a tre giorni fa per scaldarmi dal vento polare che soffiava come non mai. E pensare che ero a 400 metri, mica sulla cima dell'Everest!....oggi invece, un caldo africano, il tipico Scirocco pugliese. Avevo tutta l'intenzione di tuffarmi in piscina, ora che il raffreddore era definitivamente alle porte, così come il gelo. L'avrei fatto, non fosse stato per il bue intero che avevo ingerito mezzora prima a pranzo!....ho già accennato alla mia abitudine a mangiare in collina?...

....allora, ecco la genialata: una bella partita a carte. Non quelle francesi, che odio: il classico mazzo di carte napoletano, avete presente? Il mazzo di carte che adoro. Nessuno voleva giocare. Ed ecco l'idea: sfidare il ragazzo più scarso ed incompetente in materia, uno che scambierebbe il trio Donna-Cavallo-Re con Lario-Mangano-Berlusconi. Uno, insomma, in grado di regalarmi una vittoria facile e scontata, pura e cristallina, netta e a mani basse: una pippa, un brocco: ME STESSO!!!. Sì, avrei sfidato me stesso. E avrei stravinto. Che ideona!!!!!.....

Ebbene, ho perso. Alla prima mano 3-0 secco. Settebello, Settanta e Carte contro il Nulla. Denari patti: almeno quello.

Non ho avuto il coraggio di continuare. Ma chiederò la rivincita. E vincerò dibbestia!!!! Prima o poi. In collina.....

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mercoledì, 18 luglio 2007

Quando il sole color porpora decide di incontrarsi con le onde del mare, lì, dove è ben visibile la linea d'orizzonte, il profumo del tramonto, quel pofumo, così riconoscibile e familliare, rievoca in me ricordi che credevo persi per sempre. Sono disteso pancia in giù sulla finissima sabbia bianca ormai fredda, mentre alcuni incauti ragazzini fanno di tutto per rattrappirsi la pelle in un bagno che va avanti da qualche ora. Guardo il mare sotto le foglie larghe della mia palma preferita, alla destra della rete di pallavolo che come ogni anno giganteggia in mezzo alla distesa di granuli candidi e quasi marmorei. Ho appena finito l'ultima partita della giornata, ho le mani gonfie e rosse, un dolore dritto per tutta la colonna vertebrale e una sete da paura. L'ho persa, l'ultima partita. Anche se giocavo con Roberta, la cugina volley-professionista. Ho sete ma decido ugualmente di rimanere qui, ancora un pò, a fissare le onde che rinculano sul bagnasciuga, dolcemente e ritmicamente. Quante cose sono successe in questi posti, in queste strade, in questo pezzetto di spiaggia. Chiudo gli occhi e mi rivedo, bambino, a cercare di giocare con i grandi a beach-volley, ad ascoltare i SudSoundSystem e a rimepire di monetine il judebox del bar a fianco. A rimanere in acqua fino alle 9 di sera e a seminare i genitori incazzati neri. A correre su e giù per il litorale e a tuffarsi dai pedalò dove non tocchi.  A nascondersi tra le alte dune e a rubare nei chioschetti. A gareggiare nuotando e a chiacchierare sotto il sole rovente delle 2 del pomeriggio, a fumare di nascosto e a baciare con la lingua la bella vacanziera di turno. Quante cose sono successe in questi posti. 22 estati uguali, ma sempre diverse. E' uno stupido paradosso, lo so, ma non lo so spiegare diversamente. E' una bella sensazione: e solo ora, ora che sono qui, fermo, a fissare lo Jonio che si distende davanti ai miei occhi, mi sento veramente a casa. Casa mia.  

Torno a fine mese.

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