martedì, 10 luglio 2007

Un ossimoro quantomai perfetto per l'occasione. Perché l'esame che non avevo proprio messo in conto di dare l'ho fatto. Oggi. L'ho fatto e l'ho passato. Bene. Ventisei. Eppure....Eppure proprio questo 26 mi lascia, come dice Alessio, l'amaro in bocca. Anche un solo voticino in più, un 27 sarebbe stato grandioso. Perfettamente d'accordo. E' un voto ibrido il 26 dicevamo oggi al McDonald's....vero! Ho saltato quattro domande del cazzo, del tipo "cosa pensa Aristotele su...", "cosa leggeva suor Edgar nel millenovecentoevattelappesca", "qual'era la fobìa di J.E.Hoover descritta nel prologo" in un libro di 900 pagine. Underworld. Che, a differenza dell'AmoreFatale, non è niente male! Ammettiamolo. 50 anni di storia americana dove vizi e virtù di una grande nazione multietnica sono messi in evidenza in modo forse un po' confusionario, ma sicuramente avvincente. Il disagio di vivere nel XX secolo, la devastazione dell'ambiente, ma anche le possibilità di redenzione. Sì, Underworld mi è piaciuto. L'America della GuerraFredda e i suoi sinistri bagliori descritti con un linguaggio libero e plurigergale. Il gusto sicuro dei dettagli, la precisione miracolosa delle immagini, la capacità di tenere il linguaggio a livelli stilistici alti e bassi dove era necessario, la capacità di incorporare molto materiale visivo ricavato dai film, dai fumetti, dai tabelloni pubblicitari, dagli show televisivi sono davvero stupefacenti, surreali, e poi molti momenti di grande umorismo, intelligente e sfacciato, diretto e incondizionato. Traspare ovunque il tema del complotto, delle connessioni nascoste sotto la superficie fino a sfiorare la paranoia, motivo che emerge ovunque, dall'ossessione di Nick verso la fine cruenta del Padre (eliminato, forse, dalla Mafia), alla descrizione dei simboli massonici sulle banconote di un predicatore nel Bronx, al numero tredici, numero che porta sfortuna nei paesi anglosassoni, che ricorre nella somma di cifre, di date significative degli episodi raccontati. Un gran bel romanzo scritto da un grande maestro italoamericano.
E dire che non l'ho letto tutto, ma Marina sottolinea bene! Per questo sono felice del 26. Felice, ma infondo, lo devo ammettere: decisamente insoddisfatto.

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categoria:esame letterature comparate
sabato, 30 giugno 2007

Avete mai notato come un amore gay possa sollevare verticalmente l'attenzione della gente e il livello qualitativo di un'opera letteraria o cinematografica? Senza quell'aggettivo, gay, non sarebbe mica lo stesso. Sarebbe il solito, visto e rivisto, romanzo/film lacrimoso. Il "valore aggiunto" lo chiamano. Leggo "L'amore fatale" di Ian McEwan, un libro che dire straziatamente tedioso è dire poco. Un romanzo sull'amore e sulle sue ossessioni: un giovane con manie religiose e affetto da una vera e propria patologia erotica, la Sindrome di DeClérambault. Passione, devozione e assoluta follia omosessuale. Ritmo assente, così come i colpi di scena, che si contano sulle dita di una mano. Storia in fondo banale. Per non dire inesistente. Insomma, una cagata pazzesca. Scusate la franchezza. E invece. Invece, parlandone in Università, mi sento rispondere che non ho tatto, che "non capisco", che non posso non amare quel racconto. Mah. Rimango sconcertato. Io rispondo che, al contrario di qualcuno, fortunatamente sono dotato di un minimo di senso critico. Ma le risposte non cambiano. Sono io quello che "non apprezza, solo perchè l'argomento è fuori dagli schemi". Io, quello che "dovrebbe rileggerlo". Ridicolo! Trovo semplicemente ridicole tutte le Iulmine che, leggendo un libro sul tema gay, o guardando un film d'autore, qualunque siano soggetto e/o genere, vanno in giro esaltando e magnificando quanto hanno appena letto/visto, senza magari averci capito una sega. Ma fa figo. Fa Vittorini/Canova addicted. Ma vaaaaaffanculo. Fantozzi aveva proprio ragione: quando ci vuole, ci vuole. E' UNA CAGATA PAZZESCA. Perchè aver paura a dirlo? Questa è onestà intellettuale! Nuda e cruda. Verace. Vera. Cosa che molti non hanno. Ma che fa la differenza: questione di valore aggiunto. Appunto.

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