venerdì, 26 ottobre 2007

Mio nonno è davvero uno avanti! E' gagliardo, divertente e al passo con i tempi. Ricordo che alle elementari veniva a prendermi all'uscita, e io ero tutto contento perchè potevo sfoggiarlo davanti ad amici e bidelle. Come un trofeo. E la maestra un pò rosicava perchè, non l'ha mai ammesso, ma un pò le piaceva, mio nonno. Ahhh sì! Un bambino si accorge di queste cose. Sempre. E non sbaglia mai.

E' uno juventino che dire sfegatato è dire poco. In campagna ha montato una bandiera bianconera sul tetto, e ogni mattina la saluta, solennemente. Che grande che è. Mio nonno ha la guida sportiva e la comicità innata del miglior cabarettista. Alto (e altezza è già mezza bellezza), gran fisico e viso da copertina. Un meridionale purosangue. Ha un telefonino di ultimissima generazione (il mio, al confronto, è un mattone da amarcord) e naviga per blog. Invia le email (ha ben DUE indirizzi di posta) e ha un contatto Messenger. Guarda SKY e ammicca al Digitale Terrestre. E' abbonato a magazine on-line e acquista su eBay. E' molto più avanti di me, se è per questo.

Trasferitomi a Milano ho notato che qui, invece, i vecchietti sono tristi. Al contrario di mio nonno, sono noiosi, negativi e anche un pò rompiballe. Il tutto, condito dal solito razzismo padano: Mi trovavo all'angolo di una strada parecchio trafficata, oggi pomeriggio. Fermo al semaforo, ascolto la chiacchierata di due nonnetti milanesi:

Brambilla 1: Ahhhh guarda, non ce la faccio più...tutti questi terroni, sono ovunque ormai...

Brambilla 2: Non lo dire a me...e poi sai cos'è? Son tutti 'gnurant!!!!...di un'ignoranza, guarda....spaventosa!!!

Brambilla 1: C'hai ragione!! Non sanno manco parlare l'italiano, figurati se sanno cos'è un computer, quelli lì!!

Brambilla 2: Seeeee, un computer??? E non ce li hanno mica, in Terronia, i computer...ma ti pare?

E giù risate di gusto.

Allora decido di intervenire. Ma siccome sono un ragazzo di classe, decido di giocare di fino. Mi avvicino ai due. Con accento forzatamente pugliese e contratto d'affitto nella mano destra:

FabulousFab: Scusate, sapete dove posso scannerizzare questo documento??

Brambilla 1&2: ...Scanne-cheee??????

Ecco. Appunto. Ma non finisce qui. Perchè la rivincita è un piatto che va consumato freddo: Stavo per inanellare contro di loro quella serie di parolacce e bestemmie che mi hanno reso famoso dal Manzanarre al Reno, quando, accanto a noi, un commerciante siciliano, sulla sessantina, prende la parola. Guardando i due nonnetti con superiorità, mi dice:

Se hai una chiavetta USB te lo faccio fare in negozio da me. Sennò, ti mando il file in allegato per email.

Tiè.

- Corso base di computer: 120 Euro. Con Mastercard.

- Scanner professionale per il tuo ufficio: 204 Euro. Con Mastercard.

- Vedere la faccia incredula dei due milanesotti dopo questa bella figura di merda: NON HA PREZZO.

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categoria:storie di vita vissuta
sabato, 20 ottobre 2007

Essere influenzati il sabato sera è una gran rottura di palle. Sdraiato sul divano, copertina di flanella e tazza di latte&miele, tutto il pomeriggio ho dovuto cimentarmi in un lavoro spossante, faticoso e a tratti disagevole. Costretto, perchè il mio corpicino infiacchito non poteva far altro. Obbligato, perchè il cielo là fuori ha deciso di dare il benvenuto all'autunno, finalmente. Forzato, perchè la tachipirina provoca sonnolenza (scemi, l'ho presa per via orale): ho passato l'intero post-pranzo e pre-cena a guardare la televisione!

Io adoro le serie TV. Non so cosa farei senza. Sono la mia droga quotidiana, il mio vizio incorregibile, la mia abitudine più radicata, un'attrazione a dir poco irresistibile per la mia mente debilitata. Lo scorso anno ho lavorato al Telefilm Festival. Ed ero in paradiso. Adoro Desperate Housewives. Idolatro Nip/Tuck. Mitizzo TheLword. Venero Heroes e Dirt. Amo alla follia Will and Grace, presto culto a Dharma and Grag, son cresciuto con LaTata, con Streghe, Friends, Dawson's Creek e Beverly Hills. Impazzisco per Six Feet Under e mi diverto con TheOC.

Ma NON guardo i medical drama. Non per un'antipatia verso i medici (beh, un pò sì...chi di noi non detesta i dentisti?) e neanche per insensibilità nei confronti dei malati (anche se tutti siamo cinici, chi più chi meno). No. Il mio è piuttosto un problema, come dire...strutturale: sono un tantino ipocondriaco.

Non sogghignate, perchè la cosa è seria. La malattia del malatoImmaginario è difficilissima da combattere. Basta leggere una qualsiasi sintomatologia che sei fottuto. Ricordo che all'età di 9 anni ero stato scelto per il ruolo da protagonista (quando si dice un baby-divo, modestamente) nella prestigiosa e popolarissima opera teatrale intitolata "è Natale", un musical innovativo e sfolgorante che ebbe un successo immediato: insomma, la recita di fine anno. Il lavoro sfiancante, le prove interminabili, le luci della ribalta e il gossip scatenato dal mio presunto feeling  con la co-protagonista fecero crescere in me un senso d'ansia da prestazione che sfociò velocemente in una tachicardia fulminante. Niente di che preoccuparsi, direbbe uno. Minchiate, rispondo io. Perchè, assuefatto alla visione di E.R., confuso dalle diagnosi di George Clooney e stordito dai bianchi camici delle infermiere che vedevo in Tv, credevo che fosse il primo sintomo di un tumore al cuore. A poco servirono le rassicurazioni dei dottori, sicuri del fatto che "il tumore al cuore non esiste, mio caro". Ma io sapevo che lo dicevano solo per calmarmi. E non abboccavo. Tzè!!!!

Dopo aver sconfitto quel cancro (sì, fu un miracolo...se volete potete pellegrinare verso casa mia a venerarmi - escluse ore pasti), giurai a me stesso che non avrei MAI PIU' prestato attenzione a quei beceri telefilm sanitari da clinica privata. E ho tenuto diligentemente fede al giuramento.

Fino a oggi pomeriggio.

Ho per sbaglio sostato su FOX mentre davano un certo Doctor House: un medico zoppo e senza camice, sarcastico e stranamente intelligente. Apparte che io l'attore (il bravissimo Hugh Laurie) me lo ricordo benissimo in Stuart Little, e vederlo dirigere in ospedale mi fa un pò senso (anche se, ammetto, potrebbe essere più sconvolgente vederlo nei panni nell'amorevole padre di famiglia e padrone di un topolino parlante per gli ammiratori di Dr House). Fatto sta che, nel giro di 20 minuti, mi son beccato uno ragazzotto sfigato a cui, in una puntata, è stato diagnosticato, nell'ordine: antrace, lebbra e malaria. CHECCAZZO.

Ora. Mi sono reso conto che mi è spuntata una voglia all'altezza del pettorale destro. Non l'avevo mai vista prima, e nel giro di due ore ho notato che si è ingigantita pericolosamente. Non vorrei esagerare o cadere nel catastrofismo più cupo, ma credo di aver contratto la peste bubbonica!!!! MALEDETTO HOUSE, MALETTOOOOOOOO.

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categoria:pensieri, ricordi, sputtanamento
domenica, 14 ottobre 2007

Ok. Il primo passo è stato fatto: finalmente ho trovato il coraggio di dirlo ad alta voce. Me lo hanno consigliato alla terapia di gruppo delle vecchie comari anonime. E sapete una cosa? FUNZIONA!! Sìssì. Sto già meglio. Mi sento sollevato. Libero e felice...come una farfalla. No, perchè, diciamocelo: so di essere in buonissima compagnia. Ammettiamolo. AMMETTETELO!

Incrociare il fantastico mondo di Splinder, poi, è stato un suicidio. Perchè avere a disposizione una tale landa così vasta ed estesa di cazzi altrui è deleterio. Nocivo. Quasi pericoloso, per la mia salute mentale in primis. E per la mia cultura in secundis. Sì, anche per la mia erudizione, avete ben capito: da quando passo ore davanti allo schermo bloggistico (si dice così?), smetto di leggere. Ma scusa, cazzo fai su Splinder? direte voi, acute e sagaci menti, così avvedute e sveglie. Ebbene, è proprio questo il dramma: preferisco di gran lunga i grandiosi spunti di Vera agli scenari oscuri di Ken Follett, privilegio le mirabolanti storie di Amelia al misticismo di Dan Brown, prescelgo l'ameno catastrofismo di Romins all'universo descrittivo di McEwan, prediligo le astute osservazioni di Findarto alla poesia immortale di Coelho, antepongo i pensieri di Mirtilla a quelli di Daniel Pennac... E la lista è proprio lunga. Proprio assai. E diciamocelo, non va proprio bene. Ci vorrebbe una via di mezzo, direbbero le nonne. Che di spettegulèssss se ne intendono, eccome. Ma il mio bilancino personale è tutto piegato verso il magico universo dei puntoSplinderPuntoCom. Ed è una via di non ritorno. Sappiatelo.

Che poi, essere pettegoli è anche un'arte. Lo sono sempre stato, io. Membro onorario dal 1985. E scusate se è poco. Bisogna avere un background ampio e complesso. Una preparazione non indifferente e un desiderio di conoscere  più che accentuato. Il tutto, ammantato dal crisma della fredda indifferenza apparente, del distacco strategico. Della finta apatia. Una simulazione perfetta di menefreghismo e noncuranza: questo ci vuole. E non è mica facile. Tzè. Qualche direttiva di base?

Regola numero uno: fatevi amici anche i nemici! (potrebbero venire utili, d'altronde. Quelli che ti stanno sulle palle sono anche, di solito, quelli con le Ultimissime migliori. Chissà perché).

Regola numero due: Spargete la voce della vostra imperturbabilità. Devono tutti credere nella vostra impassibilità, la più estrema: Apparentemente niente vi tocca da vicino. Ve ne fregate dei fatti degli altri. Sì. Solo così si ottiene la fiducia dell'interlocutore. E, solo così, millantando apatia, sarete le prime persone alle quali verrà raccontato DI TUTTO.

Regola numero tre: Non diffondete le vostre conquiste scooppistiche a destra e a manca. Perderete credibilità. Solo amici fidati. No perditempo.

Sì. Spettegolare non è da tutti. Farlo bene è un'arte. Ma sto cercando di smettere. Ne devo uscire. Sì. Ma, nel frattempo, ditemi: che avete combinato di bello oggi? (non che a me interessi particolarmente, sia chiaro)...ma...così, per chiacchierare del più e del meno: vi è' successo qualcosa di particolare? Cosa? Cosa??? Cosaaaa???????????

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categoria:pensieri, sputtanamento
giovedì, 11 ottobre 2007

Lavorare agli Affari Internazionali è stancante. Devo ammetterlo. Quel salotto chiamato Ufficio, dimora incontestata della ciarla imperante e del chiacchiericcio ad ogni costo, è fucina di sudore e fatica, esaurimento, spossatezza e angoscia. Lo so, è difficile a credersi. Infondo, non sgobbo mica in miniera. Evvabbè. Ma credetemi, spiegare a uno studente greco che gli esami DEVE farli in italiano, nonostante l'ellenico ragazzuolo voglia convincersi del contrario, è arduo compito (soprattutto se sono le otto e trenta del dì). Quasi quasi rimpiango la mia vecchia mansione. (Che poi trattavasi del mestiere più antico del mondo) (cosa diavolo avete capito, o' sempliciotti bischeri che non siete altro): intendo dire il CAMERIERE!

Ai tempi vivevo in Inghilterra, e come amplissima parte degli studenti, per campare decentemente ero costretto a offrire il mio corpo e i miei servizi per riverire uomini di una ricchezza spropositatamente esagerata (ancora con questi doppi sensi?!!? E daje!...siamo mica ad Hollywood). Palcoscenico d'onore (e di fatica) era il quotatissimo Cheltenham Racecourse, più volgarmente detto "Ippodromo". Sì, lavoravo all'Ippodromo (e non mi fate la battuta: "allora ti sei dato all'ippica come ti avevo consigliato" perchè è inflazionata e passata di moda). Ebbene: servire ai tavoli questi ricconi dell'alta borghesia inglese non è mica compito semplice. Nonnò. Innanzitutto, pagano un biglietto da 300 sterline. E solo questo basta e avanza per permettere loro di esigere il miglior trattamento possibile. Ora, io questo regale trattamento avrei tanto voluto offrirglielo (e smettetela di far battute, come siete maliziosi!)...il problema è che proprio non ci sapevo fare!!!

Voglio dire, non era neanche colpa mia: non è mica una cazzata camminare a tempo di musica (no, dico: a tempo di musica!!) tra i tavoli con tre (ripeto, per chi non avesse letto bene: TRE!!!!!) piatti quadrangolari (sì, non tondi, ovali o sferoidali: QUADRANGOLARI), bollenti e terribilmente pesanti!!! E' normale poi che un cameriere a caso, con un non spiccatissimo senso dell'equilibrio e con problemi di debolezza dell'arto mancino faccia cadere i suddetti piatti lungo il tragitto che va dalle cucine al tavolo d'onore. E' normale che, sempre uno di quei camerieri a caso, nel poggiare un vassoio davanti alle fauci sbavanti di un insaziabile Galeazzi d'Oltremanica faccia ACCIDENTALMENTE ricadere la zuppa che teneva nella mano sinistra sul cappotto dell'obeso di turno. E' pienamente normale che l'ormai famoso cameriere a caso infilzi assolutamente PER SBAGLIO la moglie del Comandante Smith col coltello da tacchino. Ed è di certo normale che il cameriere (preso ad esempio) scivoli sull'assolo di violoncello quasi-sgozzando col cucchiaio da pudding il figliol prodigo della famiglia Seaman. E' normale. Checcazzo. Cosa pretendono da me??? (ehhhmmm, da QUEL cameriere imprecisato preso a caso)...

Che poi, neanche uno straccio di mancia m'hanno dato mai....Ancora mi chiedo il perché...INGRATI!

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categoria:ricordi, lavoro, storie di vita vissuta, sputtanamento, ricordi anglofoni
sabato, 06 ottobre 2007

No. Io proprio non mantengo fede alla fama del ragazzo single che vive da solo. Che delusione, chessono! Perchè da quando Giovanni e Antonella sono emigrati verso altri lidi, e in attesa dei nuovi, sfavillanti (e soprattutto impavidi) coinquilini, sono l'unico essere vivente che popola l'appartamento al quarto piano di Piazza Morbegno numero 2 (ecco, ora sapete pure dove abito, quindi venitemi a trovare numerosi!). Di norma, e come luogo comune comanda, il suddetto giovanotto dovrebbe darsi alla pazza gioia: organizzare festini alla The O.C., accumulare piramidi di piatti luridi sul lavandino impataccato, cucinare con le stesse padelle unte su di un piano cottura lercio e insudiciato, irrorare le piastrelle circostanti la tazza del cesso di liquidi pisciali, dimenticare la presenza e l'uso della lavatrice, costellare il pavimento impolverato di mutande e calzini sporchi e, dulcis in fundo, disseminare lattine di birra vuote in ogni remoto cantone della casa. Il tutto innaffiato col sano, liberatorio e sempreverde rutto libero.

Di norma.

Perchè io, invece, mi sono fatto prendere dalla Sindrome di Bree Van De Kamp. E questo non va bene! E' sbagliatissimo! Vado in giro per casa con le orbite di fuori scrutando in controluce possibili tracce di polvere sul parquet appena lavato, ignoro la lavastoviglie per lavare ogni singolo piatto, bicchiere o padella RIGOROSAMENTE a mano (solo così il pulito è assicurato! me l'ha detto MastroLindo...), sistemo la credenza e dispongo barattoli e barattolini in minuzioso ordine di altezza, senza disdegnare un accostamento cromatico decisamente gradevole alla vista (perchè l'occhio vuole la sua parte). Cospargo l'appartamento di candele profumate (non sta bene l'odore di cucinato in soggiorno, diamine!), faccio due lavatrici al giorno (bianchi nei giorni pari, colorati nei giorni dispari. Guai ad invertire) e lavo addirittura i vetri delle porte finestre una volta a settimana.

Ma la cosa più inquietante è che, nonostante l'assenza assoluta di coinquilini nei paraggi, continuo a chiudermi a chiave ogni volta che vado in bagno!  

Ditemi: sono ancora normale oppure ho sniffato troppa Amuchina???

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categoria:pensieri, sputtanamento
mercoledì, 03 ottobre 2007

Dopo tanti preparativi, fisici e mentali, è arrivato il triste momento: si trasloca! Ora, traslocare è la classica cosa facilissima a dirsi ma (fidatevi) piuttosto ardua a farsi! E' un inferno, e chi l'ha già fatto sa di cosa parlo. Non mi riferisco a quei semi-pseudo-traslochini tipo "cambiare scrivania in ufficio" (quindi è inutile che fate sì con la testa dicendo "Cazzo è vero, trasferirsi è terribile..."). No,  io sto parlando di cambiare casa, sgombrare quella che fino a pochi istanti prima era il rifugio delle cianfrusaglie, il regno del tuo ciarpame più superfluo, un tripudio di paccotiglia e chincaglieria d'ogni sorta. E ti accorgi della perfetta inutilità del 90% dei tuoi possedimenti proprio quando sei in procinto di sloggiare. E lì ariva il bello. O il dramma. Questione di punti di vista.

La prima cosa è cercare (e possibilmente trovare) il maggior numero di scatoloni di cartone possibile. Facilissimo, pensa uno. Beh, facilissimo un pardipalle! Vai al supermercato e arrivi a proporre il pagamento in natura, purchè te ne diano qualcuno. Riesci a raccoglierli e fai una fatica bestia per portarli in casa, al quarto piano (senza ascensore). E non è che l'inizio! Perchè qui principia il tormento. Ti accorgi, con non poca sorpresa, di avere TROPPA ROBA. Ma che fai? Se decidi di gettar via il vaso di coccio che hai vinto alla Fiera del tortellino, finirai per disfarti anche di piatti e bicchieri, di mensole e lampadari, di comodini e reti ortopediche. E' un circolo vizioso. Quindi, ti imponi delle scelte. E scegliere è la cosa più difficile del mondo, si sa.

Decidi di impacchettare tutto.

GRAVE ERRORE!

Una volta intrapresa questa strada, la via è di non ritorno. L'inizio della tragedia. La causa prima di una serie inenarrabile di ingiurie e bestemmie. L'overture della tua personalissima rappresentazione tragica. Un suicidio!

Comperi una carta da imballaggio, quella piena di bollicine che adoriamo scoppiare (tutti, nessuno che mi venga a dire il contrario!). Fai un veloce inventario e cominci, nastro adesivo e forbici alla mano: tazze e tazzine (da thè, da caffè e da latte), vasi, vasini, vasetti. Piatti, piattini. Quadri, quadrini, quadretti. Bicchieri (acqua), bicchierini (wiskey), bicchieroni (vino), bicchieracci (birra). Bottiglie, bottigliette, bottigliate (uhmmm, no, bottigliate proprio no). Inevitabilmente, nel maneggiare tutto 'sto "Fragile", rompi almeno un campione per categoria. E' la prassi, non vi preoccupate.  

Poi, passi a scandagliare stanza per stanza. La prima è il soggiorno: incerotti e impacchetti il televisore, innanzitutto. Poi il decoder di SKY (senza il quale, sarebbe inutile avere il televisore sopracitato). E tutte le prese di corrente annesse e connesse. Da qui, la lampada a muro e quella da terra. Il tavolino e il tappeto. E il DIVANO. No, questo non lo impacchetti. Ma lo trasporti per quattro piani di condominio. E scusate se è poco!

Poi tocca alla camera da letto: comodino e abat-jour (si scriverà così?). Letto e materasso. Armadio, e armadio, e armadio (perchè è grande, è immenso, è....tanto!). Ma come dimenticare la cucina??? Frigorifero e frizzer non si trasportano mica da soli, nonostante le tue suppliche. E non lo fa neanche quella stronza della lavastoviglie. Accidenti a loro!

UNA FATICATA!!!!!

Odio i traslochi. Perchè quando hai finito di mettere tutto nei grossi pacchi marroni, quando hai smesso di sudare come un maiale facendo su e giù per quattro rampe di scale, quando sei riuscito a farti passare quella fitta lancinante all'altezza di quello che resta della Fu-una-volta-milza, quando ritorni finalmente a respirare superando una crisi asmatica che non credevi tua, quando riprendi fiato e rigetti tutto l'acido lattico che il tuo debole  e non abituato corpo aveva prodotto...beh....arriva il momento di farti altri 3 piani per trasportare l'inutile nella nuova casa!!!!! E lo fai a tempo di record, per non pagare l'ora extra che ti farà spendere per il camion dei traslochi quanto l'intero ammontare di un mutuo a tasso variabile.

UNA SFACCHINATA SPROPOSITATA!

Ohhhh. Tutto questo per dirvi che Giovanni e Antonella hanno traslocato oggi. Mi hanno abbandonato.

Non mi guardate con quella faccia: io ho spostato la scrivania da una stanza all'altra!

E, ve lo giuro, era PESANTISSIMA!

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