Non sono mai stato un grande sportivo. All'asilo ero sempre il più lento a finire la costruzione del condominio coi mattoncini Lego (che volete? Noi gente di città siamo pragmatici...i villoni sono solo spreco di spazio), perennemente l'ultimo ad "Un Due Tre Stella!" (che gioco crudele, mi squalificavano sempre ad un passo dalla vittoria), e il primo a perdere nel Gioco del Silenzio (mai fu vera gloria). Sì, ripensandoci ho proprio vissuto un'infanzia difficile. E, siccome i traumi in tenera età riaffiorano col passare degli anni, va da sè che io sia stato una schiappa anche durante l'adolescenza, e oltre...La corsa, poi, non era proprio il mio forte. Mio fratello mi batteva sempre, nonostante fosse asmatico e quindici mesi più piccolo di me. Figure di merda.
Però, posso dire di aver provato tantissimi sportssss. Il primo è stato il calcio, ovviamente. Ricordo ancora il primo giorno di allenamento. Tutti radunati in mezzo al campo, in cerchio attorno a quello che tutti chiamavano "Mister". Già non capivo il perchè di quel nome, ma soprattutto non mi capacitavo dell'assenza di palloni nel raggio di 90 metri. Infatti, passammo l'intero pomeriggio a correre come cani in calore, su e giù, avanti e indietro, a sinistra e a destra. Scatti, allunghi, corsetta, al trotto (uhhmmm no, quello è un altro sport). Di una palla manco l'ombra. Che fatica, il primo giorno di allenamento!!! Il primo e l'ultimo!
Capito che il calcio non era nelle mie corde, mi sono dato ad una disciplina, come dire, "più statica": la pallavolo. Ora, pare non sia considerata una grande prova di mascolinità fare volley. Me misero! Peccato però, perchè lì non si correva...Alla già avanzata età di 9 anni, ero l'unico in classe a non avere uno sport "mio". Non potevo rischiare di essere deriso da tutti i compagni. E soprattutto dalla mia coscienza.
I miei preoccupati genitori, che vedevano mio fratello regalargli tante soddisfazioni agonistiche, decisero di farmi provare con il nuoto. Uno sport nobile, elegante, signorile, puro. "Vedrai che fisico ti farai" mi dicevano tutti (me lo dicono anche adesso, a riprova del fatto che il fisicone non m'è mai uscito). E qui, udite udite, ero piuttosto bravo! Certo, l'odore del cloro mi dava allergia, ci mettevo tre ore prima di tuffarmi perchè avevo sempre freddo, mi venivano le labbra viola e tremavo come una foglia, ma durante le gare ero una tigre!! Ahhhhh sì. Alle provinciali di categoria arrivai primo. Alle regionali secondo. Ma ero contento. Avevo trovato il mio sport!!!!!!!!! E, da campione provinciale e vicecampione regionale, camminavo a testa alta. Tutti avevano paura di me!!! Ohhhh sì. La meritata rivincita. La riconquista della dignità perduta. La rivalsa inaspettata. La sete di vendetta finalmente appagata!!! Ecco, mi sarò adagiato forse un pò troppo sugli allori. Da quel secondo posto ho perso clamorosamente ogni gara. Perdevo anche nella vasca da bagno. Avevo ormai imboccato il viale del tramonto. A 10 anni. La fine di una carriera gloriosa. Breve, ma intensa.
Dopo due lustri di vita (e dopo aver testato anche Tiro con l'arco, pallanuoto, salto in lungo, pallamano...) decisi di ritirarmi dalla vita agonistica. Mi iscrissi a pianoforte, dove collezionai un successo dopo l'altro. Mi chiamavano "Il piccolo Mozart". Tiè. Ora però, a 22 anni suonati (per l'appunto), mi piace giocare a pallone, fare beach volley e nuotare in mare aperto. Mi piace assalire il bagnasciuga e correre veloce. Sì. Beh, veloce ma non troppo. Magari in Si bemolle.
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Quando uno crede di essersi messo alle spalle un periodaccio, ecco che la Dea Fortuna (che conosco a malapena) arriva quatta quatta per fare quello che più le piace e le diverte: bastonarti con vigore! No, perchè se c'è una cosa che ho imparato in questi giorni, è che non bisogna mai abbassare la guardia, neanche dopo due esami andati benone. Perchè la sfiga è dietro l'angolo. O sul tetto di casa. Ad aspettare. Guardinga.
Ho ricordi un pò sfocati delle elementari. Rimembro perfettamente però quello che era, ai tempi, uno dei miei più grandi desideri. E, siccome ero un giovincello perspicace e piuttosto avveduto, smaniavo all'idea di potermi reincarnare dopo la mia dipartita. E rinascere giapponese! (non c'è niente da ridere, sciocchi!)
Che non dovesse essere una giornata splendida, me l'ero immaginato. Ieri notte non ho praticamente chiuso occhio, per studiare Economia dei Media. A letto alle 3:00. Sveglia alle 5:55. Ora, in momenti così teatralmente drammatici, uno si aspetta un minimo di aiuto dalla buona sorte. Ma la Dea Fortuna è bastarda, si sa. E io che c'avevo pure sperato. Che cazzaro.
Quanto mi piace il caffè allungato. Quello all'americana.
Cerco faticosamente di studiare l'ennesima pagina di Diritto dell'Unione Europea, in questo sabato sera vuoto e senza contenuto. E' da due giorni che sono tornato a Milano, eppure la mia testa è ancora in spiaggia, ancora a Brindisi, ancora a casa. Ho lo sguardo perso nel vuoto. Fisso pensante il cielo meneghino, plumbeo e greve nonostante le nuvole si siano dissipate già da un pò. Ho ancora in mente la colonna sonora dell'estate, e chi me la toglie dalla testa?! Le dita scivolano via, clandestine, sulla tastiera del portatile. Distrattamente. Ho gli occhi malinconici. Di una malinconia ragionata, consapevole e cosciente. L'inquietudine del reduce.