
Una coltre di nubi che sprigionavano elettricità copriva il cielo del Gloucestershire. Il fragore di un tuono mi fece sobbalzare, mentre la luce di un fulmine squarciava l'oscurità della campagna circostante la villa di Ruth Coxall. Un attimo dopo, buio. Buio pesto.
La luce era andata via. Era nell'ordinario, a quanto pare. Succedeva sempre durante i temporali, in quella vecchia casa in mezzo al bosco. Ecco perché la stanza era cosparsa di candele, che io non avevo proprio notato.
"You are calmed and relaxed".
Ruth si alzò dalla sedia, paziente, e con meticolosità accese una candela dopo l'altra. Ce n'erano di tutte le dimensioni e colori. Grosse e basse, fine e più allungate, aromatiche e non. Pian piano la loro luce illuminò la sala da pranzo, rischiarando il volto di Pia Cato e rivelando un leggero ghigno sulle sue labbra tremanti, una smorfia quasi compiaciuta che sembrava uscire direttamente dalle pagine di un romanzo di Dumas.
Il ghigno sfacciato di Jean Lucas. Di un assassino.
L'atmosfera era diventata più cupa, e questo non fece altro che mettere in evidenza il mio non innato coraggio. Ero teso e agitato. E la luce delle candele che attorniavano il corpo disteso per l'ipnosi di Pia non m'aiutava. Non m'aiutava per niente.
Ruth Coxall afferrò un diario grande quanto i suoi A4, rilegato in black leather. Scrisse qualcosa con la sua stilografica, lo richiuse e mi guardò. Le sorrisi, istintivamente, nascondendo malissimo l'ansia che si era impadronita della mia persona. Se ne accorse, e mi sorrise amabilmente. Poi, si voltò verso Pia Cato:
"You are calmed and relaxed, my dear".
Reggevo il microfono e avevo il registratore nella mano sinistra. La lucina del led rosso si rifletteva sulla mano destra di Pia, intrecciata con la sinistra e lievemente tremolante.
"Rimani calmo Jean. E girati. Vedrai una porta in ciliegio proprio dietro di te. Dirigiti verso di essa, lentamente". "Rimani calmo e rilassato, JeanLucas. Relaxed".
Ruth Coxall tacque per qualche secondo, dando il tempo a Jean di fare quello che gli aveva ordinato.
"Fatto?"
Il capo di Pia si mosse annuendo. Ruth riprese: "Molto bene, caro Jean. Ora afferra la maniglia d'ottone, apri la porta e richiudila dietro di te". Poi aggiunse: "Mi raccomando, non voltarti indietro. Mai".
"Segui solo la mia voce. Apri la porta e richiudila dietro di te. Alza la mano quando sei fuori".
10 secondi di silenzio. Poi, improvvisamente, le labbra di Pia Cato smisero di fremere. Aveva il braccio appena sollevato, la mano in aria. Aveva lasciato JeanLucas dietro la porta in ciliegio.
"Very good, darling".
Sapere di trovarmi di nuovo di fronte a Pia Cato, senza l'ombra inquietante di Jean Lucas, mi rasserenava. Ma era una sensazione destinata a durare poco.
"Bravissima, mia cara Pia" disse Ruth, col suo fare materno. "Sei stata molto brava. Sei di nuovo in mezzo al bosco lussureggiante, lo vedi? Sì? Molto bene". "Stai andando benissimo, piccola mia. Te la senti di continuare?"
Pia Cato sembrò pensarci. Credo non fosse sicura di voler vedere in faccia la sua morte. Quella di Jean. La flebile luce delle candele le schiariva il volto insicuro e dubbioso. Era indecisa.
Poi, con estrema pacatezza, rispose:
"Yes. Let's go ahead. Andiamo avanti".
Ruth Coxall tolse gli occhiali da vista dalla punta del naso e li lasciò cadere, attaccati alla cordicella amaranto. E, sorridente, continuò a parlare con Pia Cato:
"Perfetto, mia cara. Rimani calma. Calma e rilassata".
Un altro tuono, incredibilmente assordante, invase indiscreto il silenzio della stanza. Ormai mi ero abituato al suono della musica in sottofondo, e quasi non lo sentivo più. Mi rimisi comodo, e aspettai che Ruth continuasse a dirigere Pia verso la porta in ciliegio numero 2.
La porta della morte.
"Davanti a te, mia dolce Pia, c'è sempre il salice piangente che ti osserva intrigato. Voltati e incamminati verso destra. Ci sono tanti portoni di legno, uno vicino all'altro. Scegline uno, mia cara. E dimmi cosa vedi".
Pia Cato era immobile. Il suo respiro regolare. Le mani poggiate sul ventre piatto e i lunghi capelli neri riversi su due soffici cuscini ricamati. D'un tratto aprì bocca:
"Vedo un numero. Ma non riesco bene a leggerlo".
"Rimani calma, cara. Calma e rilassata". "Non c'è alcuna fretta. Fai con calma. Hai tutto il tempo, darling".
Pia respirò profondamente. Poi, dopo qualche secondo silenzioso, riprese:
"Non lo vedo. O meglio, vedo solo le prime lettere: un 19". esclamò, quasi dispiaciuta.
Pia non riusciva a leggere l'intera data. Vedeva solo le prime due cifre. Millenovecento e qualcosa. Sì. Ma cosa?
Mi rivolsi con lo sguardo a Ruth Coxall, che riprese ad appuntare qualcosa sul suo foglio color salmone.
Un altro tuono precedette la luce di un fulmine abbagliante, all'esterno della villa.
"Non lo vedo proprio, mia spiace" continuava a dire Pia. "Mi spiace". Era visibilmente addolorata.
"Non ti preoccupare, mia cara. Ascolta solo la mia voce. You are calmed, and relaxed, honey. Calmed and relaxed". Segui solo me. Non sei sola. Rimani concentrata sulla porta in ciliegio che vedi davanti a te. Non ti voltare per nessuna ragione. Fissa la porta davanti ai tuoi occhi, mia dolce Pia. Stay calmed".
Ruth aumentò lievemente il volume della musica in background.
"Vedo un altro numero, un 2" disse ad un certo punto, quasi raggiante. "Sì, è proprio un 2, lo vedo bene". "L'ultima cifra però.......". "No, l'ultima non la vedo proprio. E' come offuscata".
"Va bene, cara. Non te ne preoccupare. La leggeremo più tardi, ok? Molto bene. Sei pronta ora?"
Pia Cato annuii. Stava per entrare nella stanza numero 2. Per rivivere la morte di Jean Lucas, avvenuta in un anno imprecisato nella seconda decade del 1900.
Quindici secondi, non meno, impiegò Pia per entrare nella stanza e richiudere la porta. Sapevo di avere di nuovo il fantasma di JeanLucas davanti ai miei occhi. Quell’uomo che all’inizio credevo una brava persona e un padre modello mi faceva paura.
“Dove ti trovi, caro Jean?” chiese Ruth, curiosa.
“E’ l’ultimo dell’anno. Volevo festeggiare. Ma non credo di farcela. Non ho abbastanza tempo” disse la voce di Pia, a fatica.
Il suo respiro tornò a farsi pesante e difficile. Lo sentivo bene in cuffia. Ero curioso di sapere cosa prova un assassino a pochi istanti dalla sua morte.
“Come stai, caro? Perché dici di non avere abbastanza tempo?” domandò l’ipnotista.
“Sto morendo. Lo so. E’ da un…”
Pia Cato si interruppe bruscamente, vittima di un violento colpo di tosse. Quasi non riusciva a respirare. Era una tosse dura, acerba e secca.
Con difficoltà, riprese: “E’ da un po’ di tempo che non riesco più a vivere come si deve. A lavorare”.
Era buffo come Jean Lucas considerasse il suo un lavoro come un altro. Dal modo in cui lo diceva, poteva sembrare l’impiego di un addetto alle poste, o di un panettiere.
“Ho la tisi” disse, soffocando un altro colpo di tosse. Mi resi conto che era Jean Lucas a tossire, attraverso Pia. Lo immaginavo sputare sangue e sporcare il fazzoletto che si portava alla bocca di un rosso acceso. E non mi faceva alcuna pena. Tutt’altro.
"Mia figlia non sa niente ancora. E non voglio che lo sappia. E’ fuori, aspetta i fuochi d’artificio. E’ capodanno, sai?”
Pensai che si trattasse della giusta punizione per un assassino mercenario: morire da solo, durante un giorno di festa collettiva. Solo come un cane. Il giusto pegno per uno che ha provocato tanta disperazione al mondo. Un po’ mi vergognai di quei pensieri. Ma solo un po’. Evitavo di guardare Pia in faccia. E questo era d’aiuto.
Un altro colpo di tosse interruppe il suo soliloquio. Violento e veemente. Quasi incontrollato. Pia Cato era in seria difficoltà.
“You are calmed and relaxed”.
Respirava a malapena ora. Il suo viso si accese di un rosso purpureo.
“You are calmed and relaxed”.
Le vene del collo e della fronte erano ben visibili, e pulsavano. Pulsavano con forza.
“You are calmed and relaxed”.
Le sue mani si muovevano incontrollate, a destra e a sinistra.
“You are calmed and relaxed”.
Le gambe si sollevavano ritmicamente dal divano. In alto e in basso. Come impazzite.
“You are calmed and relaxed”.
Non riusciva a trattenersi Jean Lucas, non riusciva a fermarsi. E lo stesso Pia Cato.
“You are calmed and relaxed”.
Poi, quasi di sorpresa, smise di tossire.
Silenzio.
La pioggia continuava a scendere dal cielo coperto da nubi scure e minacciose. Le candele cominciarono a consumarsi, lentamente.
Ruth Coxall si avvicinò con la sedia in legno: “Jean, mi senti?”
Pia Cato non rispondeva.
“Mi senti, Jean Lucas?” chiese nuovamente.
Un silenzio assordante.
Non riuscivo a capire. Pia Cato sembrava non rispondere neanche col corpo alle sollecitazioni dell’ipnotista.
“Jean Lucas!!!!!!!!!!!!!!”
Niente.
Il suo respiro era tenue, flebile e quasi impercettibile.
Ruth Coxall mi guardò. Sembrava volermi dire qualcosa. Mi avvicinai a lei. Poi, con il solo uso del labiale, mi disse:
“Jean Lucas è morto”.
Avvertii un vuoto allo stomaco. Una goccia di sudore mi attraversò la fronte, e la mano destra cedette, facendo cadere in terra il microfono. Lo raccolsi, e fissai incredulo Ruth.
Com’era possibile???
Come poteva morire lì, in quel momento? E Pia? Sembrava morta anche lei.
Ero confuso, sconvolto e agitato. Il fatto che Pia, in effetti, respirasse normalmente, non mi rasserenava per niente. Non rispondeva. E questo bastava per mettermi in ansia.
Ruth riprese il foglio A4, seriosa. Scrisse qualcosa con la stilografica blu cobalto. La sua mano sinistra era sporca d’inchiostro nero.
Ero nel panico. Rispondi Pia, su. Rispondi. Dammi un cenno di vita. Per favore.
Calma piatta.
Un duetto di arpe aleggiava nell’aria, mentre la pioggia batteva imperterrita sulla vetrata che si affacciava sul giardino antistante la villa di Ruth.
Inaspettatamente, uno spasmo. Un lungo respiro asmatico. Quasi una ricerca d’aiuto. Pia era tornata. Che sollievo. Era di nuovo tra noi. Stavo quasi per abbracciarla, quando Ruth mi fermò con lo sguardo.
“Chi sei?” chiese, guardando Pia negli occhi, coperti ancora dalle palpebre.
Che domanda era, chi sei? Era Pia Cato. La mia amica. E invece.
Invece due paroline mi fecero rabbrividire:
“Jean Lucas”.
Ma come?? Non era morto? L'avevo visto con i miei occhi.
Non capivo.
Ruth Coxall sembrò ignorare il mio stupore:
"Dove ti trovi, mio caro Jean?" chese.
Pia Cato sembrava non essere in grado di rispondere alla domanda.
"Dove sei in questo momento?". "Descrivimi cosa vedi attorno a te, Jean".
"Nero. Solo nero. Non vedo niente" disse Pia.
Il suo respiro era affannoso. Sempre più difficile. Sembrava quasi in apnea.
"Non vedo. Non vedo" Jean Lucas era in preda al panico. E così Pia Cato. "Non vedo nulla. E non riesco a respirare". Cominciò ad alzare la voce. Quasi urlava, ora.
"Non vedo niente!!!!!!!!! Non respiro!!!!!!!!!!!!!!!!!"
Sentivo il fiato ansimante in cuffia.
Ricominciò a tossire violentemente.
Ad un tratto, Ruth Coxall smise di parlare con Jean Lucas. E, per la prima volta, nonostante si trovasse al di là della porta numero 2, e non nel bosco lussureggiante, si rivolse direttamente a Pia Cato, alzando la voce:
"Pia Cato!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!"
Non sapevo cosa stesse accadendo. Ero confuso, almeno quanto Jean Lucas.
"Pia Cato!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!". "Mi senti?????"
Improvvisamente, il suo respiro si calmò. Il suo fiato tornò regolare e la tosse si bloccò, quasi bruscamente.
"Ti sento" disse.
"Benissimo. Voltati cara Pia. Dietro di te c'è la porta in ciliegio. La vedi, giusto?"
Tirai un sospiro di sollievo. Non ne potevo più. Ero spaventato, turbato e affaticato. Avevo caldo. E non vedevo l'ora che la seduta terminasse. Pia sarebbe tornata nel bosco, avrebbe richiuso dietro di sè la porta della morte e sarebbe tornata dal passato a rivivere la propria vita.
Ma Pia non rispose.
"Vedi la porta in ciliegio?" chiese nuovamente Ruth Coxall.
"No".
Fu come un pugno nello stomaco.
Come "no"? Non vedeva la porta d'uscita? Non era possibile. Non poteva essere. Doveva vederla. E' così che doveva andare.
"Non vedo nessuna porta" disse lei nuovamente.
Sudavo freddo.
"Come non la vedi?" chiese Ruth, allibita tanto quanto me.
"E cosa vedi, mia cara?
"Sono in un cimitero. A Rouen" disse, candidamente. La sua voce era incerta.
"La bara è stata interrata da un pò". "Da 2, forse 3 ore".
"La bara di chi, my dear?"
Pia esitò un istante. Poi, quasi tremante disse:
"La bara di Jean Lucas".
"E che giorno è, dolce Pia?" domandò Ruth.
"Eì il secondo giorno dell'anno" rispose.
Solo in quel momento capii cosa era successo. Solo in quell'istante fui in grado di leggere la situazione. Era agghiacciante.
Era chiaro: Jean Lucas era morto, sì. Ma non il 31 gennaio. Non la vigilia di capodanno. Non prima.
Jean Lucas era stato sepolto nel cimitero di Rouen il 2 gennaio.
Era stato sepolto vivo.
Questo spiegava il senso di claustrofobia e la crisi di panico precedente. Ecco perchè Jean Lucas vedeva tutto nero. E faceva fatica a respirare. Si era risvegliato nella bara chiusa.
Era orribile. Spaventoso. Tremendo.
Mi girava la testa.
"Vedo la porta, ora" disse Pia Cato, felice.
"Molto bene, darling". "Dirigiti verso di essa. Con calma. Afferra la maniglia di ottone". "Fatto? Ok. Ora apri e richiudi la porta in ciliegio dietro di te. E non ti voltare".
Pia alzò un braccio.
"Bravissima Pia. Sei stata bravissima. Ora sei di nuovo nel bosco lussureggiante. Che numero vedi sulla porta che hai appena richiuso?"
"Una data" disse.
La data che non era riuscita a vedere prima:
"Millenovecentoventisei".
Jean Lucas era morto nel 1926. Inspirai profondamente, ed espirai. Ero sfinito. Stanco. Spossato.
La musica crebbe in sottofondo. La luce delle candele si faceva sempre più debole. Fuori continuava a piovere, e tuonare.
"Ora conto fino a tre, dolce Pia"
Si torna nella realtà, pensai. Finalmente.
"Quando arriverò a tre, ti sveglierai, mia cara" disse Ruth Coxall, sorridendo dolcemente.
"Rimani calma, darling".
"You are calmed and relaxed".
"1"
"Sei calma e rilassata".
"2"
"Ascolta solo me".
"3!"