martedì, 31 luglio 2007

Si è scritto già tanto sulla vicenda, e non voglio certo allungare il brodo dell'indignazione collettiva, perchè sarebbe tanto inutile quanto implicito e normale. Eppoi, diamine, sono appena tornato dalle vacanze....è già dura dover ammettere che 'sto coglione che di nome fa Cosimo (e a Brindisi di Cosimo ne trovi a migliaia) e di cognome fa Mele (altrettante migliaia), è appunto di Carovigno, provincia della mia città. Attivo frequentatore delle spiagge dell'Adriatico e sicuro sostenitore delle "donnine" (come le chiama lui) che lavorano ogni notte, così diligentemente, sulla strada di Mesagne (che su quella strada non si vedono più, si saranno trasferite tutte a casa sua?), è l'ennesimo parlamentare che avremo l'ònere e l'onore di mandare bellamente a fanculo.

Ebbene, per chi non lo conoscesse, Cosimo Mele, che era stato arrestato un decennio fa con l’accusa di gioco d’azzardo e per il coinvolgimento in una vicenda di tangenti e prostituzione (a ridàje), per cui venne poi rinviato a giudizio insieme ad altre sei persone, venne nuovamente arrestato il 5 gennaio 1999, due mesi dopo essere stato eletto nelle elezioni comunali di Carovigno, nella lista dei Cristiani democratici per le libertà, il partito di Raffaele Fitto.

Il nostro eroe ha dichiarato a LaStampa: "Certo che mi riconosco nei valori cristiani ma che c’entrano questi con l’andare con una prostituta? E’ una faccenda personale."  Eh beh, allora.....

Giorno 8 Settembre, V-Day. Io ci sarò. E tu?

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categoria:politica
mercoledì, 18 luglio 2007

Quando il sole color porpora decide di incontrarsi con le onde del mare, lì, dove è ben visibile la linea d'orizzonte, il profumo del tramonto, quel pofumo, così riconoscibile e familliare, rievoca in me ricordi che credevo persi per sempre. Sono disteso pancia in giù sulla finissima sabbia bianca ormai fredda, mentre alcuni incauti ragazzini fanno di tutto per rattrappirsi la pelle in un bagno che va avanti da qualche ora. Guardo il mare sotto le foglie larghe della mia palma preferita, alla destra della rete di pallavolo che come ogni anno giganteggia in mezzo alla distesa di granuli candidi e quasi marmorei. Ho appena finito l'ultima partita della giornata, ho le mani gonfie e rosse, un dolore dritto per tutta la colonna vertebrale e una sete da paura. L'ho persa, l'ultima partita. Anche se giocavo con Roberta, la cugina volley-professionista. Ho sete ma decido ugualmente di rimanere qui, ancora un pò, a fissare le onde che rinculano sul bagnasciuga, dolcemente e ritmicamente. Quante cose sono successe in questi posti, in queste strade, in questo pezzetto di spiaggia. Chiudo gli occhi e mi rivedo, bambino, a cercare di giocare con i grandi a beach-volley, ad ascoltare i SudSoundSystem e a rimepire di monetine il judebox del bar a fianco. A rimanere in acqua fino alle 9 di sera e a seminare i genitori incazzati neri. A correre su e giù per il litorale e a tuffarsi dai pedalò dove non tocchi.  A nascondersi tra le alte dune e a rubare nei chioschetti. A gareggiare nuotando e a chiacchierare sotto il sole rovente delle 2 del pomeriggio, a fumare di nascosto e a baciare con la lingua la bella vacanziera di turno. Quante cose sono successe in questi posti. 22 estati uguali, ma sempre diverse. E' uno stupido paradosso, lo so, ma non lo so spiegare diversamente. E' una bella sensazione: e solo ora, ora che sono qui, fermo, a fissare lo Jonio che si distende davanti ai miei occhi, mi sento veramente a casa. Casa mia.  

Torno a fine mese.

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categoria:ricordi, vacanze, estate
mercoledì, 11 luglio 2007

È un’uggiosa mattinata di inizio mese, tra i ricordi dei falò che  come ogni anno bruciano il fantoccio di Guy Fawkes. Il cielo è basso e grigio, il colore torbido delle correnti del nord. Mi trovo nelle celebre tenuta di Badminton, nel cuore del Gloucestershire, accogliente regione dell’Inghilterra centrale. È un bell’inizio di giornata, piuttosto tiepido in realtà. Ed è qui che da quasi tre secoli si riunisce la più aristocratica delle trecento compagnie di cacciatori cavallerizzi, la Beaufort Hunt. Nelle brume del mattino arrivano attutiti lo scalpiccio degli zoccoli e i latrati dei cani, i leggendari hounds. Il foxhunting: la preparazione e l’allestimento pro-caccia, la tensione e l’adrenalina che sale negli inseguimenti, l’affanno e la smania e l’eccitazione dell’antico predatore. La consuetudine è religione, da queste parti!

Dio salvi la tradizione. Per un popolo che, per dirla con Gorge Santayana, “è piuttosto felice e sollevato se i locali restano locali e i forestieri forestieri”.

Un popolo che non finisce di sorprendere noi continentali, a cominciare dalla stranezza che permette di sovrapporre l’aggettivo “britannico” a “inglese”, ma non viceversa. Che ha diffuso nel mondo l’idea di “fairness”, correttezza, prima di qualsiasi cosa. Tradizionalista, testardo e pragmatico. E la sopravvivenza dell’aristocrazia ereditaria non ne è che il più banale e semplice esempio. Sì, l’attaccamento degli inglesi alla tradition, alla memoria, alle usanze e al costume, e a chi la incarna, è l’aspetto del loro carattere che affascina forse maggiormente. Da che cosa derivi, è questione aperta. Certo, non dà segni di cedimento. Si badi bene, non è solo questione di Tea delle 5pm.

In “Massa e Potere” Elias Canetti ha detto che “gli inglesi hanno sviluppato il più stabile sentimento nazionale del mondo”. Vero. Più dei francesi ammorbati dall’idea di grandeur, o degli statunitensi, intrisi del loro americanismo imperante. Al fortissimo senso di identità si è storicamente accompagnata una diffidenza invincibile contro tutto quanto non sia compreso nel recinto d’acqua che separa il Regno di Elisabetta dal resto del mondo. Odiati USA, che storpiano la lingua madre, la deformano, la commutano, la sporcano. Perché ancor oggi, in England, l’accento rivela lo status di una persona meglio di una Identity Card o di un Permesso di Soggiorno. E gli americani “non parlano inglese, please. Parlano americano. È un’altra cosa”. Nostalgica Britannia. Conservatrice e moderata, abitudinaria e folcloristica. Cool e Posh.

Intanto il cielo si incupisce. Le nubi all’orizzonte ci hanno raggiunti con una velocità che non avevo calcolato. Le prime, timide goccie si poggiano sui verdi prati della curatissima campagna del midwest. Diluvia ora, nel Gloucestershire. Ma nessuno si allarma. Tornerà presto il sereno. Questione di tempo. Questione di tradizione. That’s Britain, baby!

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categoria:ricordi anglofoni
martedì, 10 luglio 2007

Un ossimoro quantomai perfetto per l'occasione. Perché l'esame che non avevo proprio messo in conto di dare l'ho fatto. Oggi. L'ho fatto e l'ho passato. Bene. Ventisei. Eppure....Eppure proprio questo 26 mi lascia, come dice Alessio, l'amaro in bocca. Anche un solo voticino in più, un 27 sarebbe stato grandioso. Perfettamente d'accordo. E' un voto ibrido il 26 dicevamo oggi al McDonald's....vero! Ho saltato quattro domande del cazzo, del tipo "cosa pensa Aristotele su...", "cosa leggeva suor Edgar nel millenovecentoevattelappesca", "qual'era la fobìa di J.E.Hoover descritta nel prologo" in un libro di 900 pagine. Underworld. Che, a differenza dell'AmoreFatale, non è niente male! Ammettiamolo. 50 anni di storia americana dove vizi e virtù di una grande nazione multietnica sono messi in evidenza in modo forse un po' confusionario, ma sicuramente avvincente. Il disagio di vivere nel XX secolo, la devastazione dell'ambiente, ma anche le possibilità di redenzione. Sì, Underworld mi è piaciuto. L'America della GuerraFredda e i suoi sinistri bagliori descritti con un linguaggio libero e plurigergale. Il gusto sicuro dei dettagli, la precisione miracolosa delle immagini, la capacità di tenere il linguaggio a livelli stilistici alti e bassi dove era necessario, la capacità di incorporare molto materiale visivo ricavato dai film, dai fumetti, dai tabelloni pubblicitari, dagli show televisivi sono davvero stupefacenti, surreali, e poi molti momenti di grande umorismo, intelligente e sfacciato, diretto e incondizionato. Traspare ovunque il tema del complotto, delle connessioni nascoste sotto la superficie fino a sfiorare la paranoia, motivo che emerge ovunque, dall'ossessione di Nick verso la fine cruenta del Padre (eliminato, forse, dalla Mafia), alla descrizione dei simboli massonici sulle banconote di un predicatore nel Bronx, al numero tredici, numero che porta sfortuna nei paesi anglosassoni, che ricorre nella somma di cifre, di date significative degli episodi raccontati. Un gran bel romanzo scritto da un grande maestro italoamericano.
E dire che non l'ho letto tutto, ma Marina sottolinea bene! Per questo sono felice del 26. Felice, ma infondo, lo devo ammettere: decisamente insoddisfatto.

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categoria:esame letterature comparate